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Capitolo 6 · Impresa

Guida fiscale per nuovi professionisti: partita IVA e regime forfettario

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Capitolo 6 · Impresa

Guida fiscale per nuovi professionisti: partita IVA e regime forfettario

Prima di vendere qualcosa bisogna poterlo fatturare. Quale partita IVA aprire, quanto si paga davvero e quali strumenti servono dal primo giorno.

22 minuti di lettura 5 tavole disegnate 5 prove

In questo capitolo
  1. Quale partita IVA
  2. Il regime forfettario
  3. Fattura e ritenuta
  4. I contributi
  5. Calcolare il netto
  6. Quando l'ordinario
  7. Gli strumenti per partire
  8. Il passo successivo
  9. Domande frequenti
  10. Fonti

01Prima di vendere, bisogna poter fatturare

Arriva sempre un momento preciso: il primo cliente vero chiede la fattura. Fino a quel giorno l'attività era un progetto, un sito in costruzione, qualche prova fatta per amici. Da quel giorno è un'attività economica, e lo Stato vuole sapere chi sei, che cosa fai e con quali regole paghi. La partita IVA è esattamente questo: il numero con cui l'Agenzia delle Entrate ti riconosce come chi lavora in proprio.

Aprirla è gratuito e veloce. Sceglierla bene è un'altra storia, perché da quella scelta dipendono per anni quanto paghi di tasse, quanto paghi di contributi, che cosa scrivi in fattura e quali scadenze hai in calendario. Questa guida mette in fila le domande da farsi, con le regole in vigore nel 2026, e un calcolatore per vedere i numeri sul tuo caso.

La prima domanda non è fiscale: che lavoro fai?

Il fisco e la previdenza ragionano per categorie. Prima ancora del regime fiscale, conta in quale di queste tre famiglie cade la tua attività:

  • Impresa: vendi beni o servizi organizzando un'attività commerciale o artigianale. Il negozio, l'e-commerce, il parrucchiere, l'idraulico, chi fa siti e software come artigiano. Ti iscrivi al Registro delle imprese della Camera di commercio e, per la previdenza, alla Gestione artigiani o alla Gestione commercianti dell'INPS.
  • Professione con un albo: avvocati, architetti, ingegneri, commercialisti, psicologi, medici e le altre professioni ordinistiche. Non vai in Camera di commercio, e i contributi li versi alla cassa di previdenza della tua professione.
  • Professione senza albo: consulenti, formatori, grafici, traduttori, web designer, copywriter, gran parte dei lavori nati con il digitale. Non vai in Camera di commercio, e i contributi li versi alla Gestione Separata dell'INPS.

Il confine fra «impresa» e «professione» non sempre è netto: chi sviluppa siti, per esempio, può farlo come professionista o come impresa artigiana, a seconda di come è organizzato il lavoro. È la prima cosa da chiarire con il commercialista, perché cambia la cassa dei contributi e quindi una parte importante dei costi.

Che lavoro fai? la domanda prima del fisco Impresa artigiano, commerciante, negozio, e-commerce CAMERA DI COMMERCIO Professione con albo avvocato, architetto, ingegnere, psicologo ORDINE PROFESSIONALE Senza albo consulente, grafico, traduttore, formatore SOLO PARTITA IVA INPS ARTIGIANI O COMMERCIANTI CASSA PROFESSIONALE INPS GESTIONE SEPARATA Poi, per tutti e tre: regime forfettario o ordinario, secondo i ricavi e i requisiti. Che lavoro fai? Impresa artigiano, commerciante, negozio INPS ARTIGIANI / COMMERCIANTI più iscrizione alla Camera di commercio Professione con albo avvocato, architetto, ingegnere CASSA PROFESSIONALE più iscrizione all'ordine Professione senza albo consulente, grafico, traduttore INPS GESTIONE SEPARATA nessuna Camera di commercio Poi, per tutti: forfettario o ordinario, secondo ricavi e requisiti.
Tavola 6.1 — Da che cosa fai dipende dove versi i contributi. Il regime fiscale, forfettario o ordinario, è una scelta che viene dopo e vale per tutte e tre le famiglie.

La seconda domanda: forfettario o ordinario?

Una volta chiarito il tipo di attività, si sceglie il regime fiscale, cioè le regole con cui si calcolano le tasse. Per chi comincia le strade sono due:

  • il regime forfettario, pensato per le attività piccole: tasse calcolate in modo semplice su una percentuale fissa dei ricavi, niente IVA in fattura, pochi adempimenti;
  • il regime ordinario (per le persone fisiche, spesso nella forma «semplificata»): si pagano IRPEF a scaglioni e addizionali sul reddito vero, cioè ricavi meno costi documentati, e si applica l'IVA.

Per la grande maggioranza di chi apre una partita IVA da persona fisica, il forfettario è il punto di partenza naturale, e per questo occupa la parte centrale di questo capitolo. L'ordinario diventa conveniente, o obbligatorio, in casi precisi che vediamo più avanti.

02Il regime forfettario, regola per regola

Il forfettario è disciplinato dalla legge 190 del 2014 (articolo 1, commi da 54 a 89), modificata più volte negli anni. Le regole in vigore nel 2026 si possono riassumere in quattro blocchi: chi può entrare, quanto si paga, cosa cambia in fattura, quando si esce.

Chi può entrare: i requisiti

Per applicare il forfettario nel 2026 bisogna rispettare, con riferimento all'anno precedente, questi limiti:

  • ricavi o compensi non superiori a 85.000 €;
  • spese per lavoro dipendente, collaboratori e simili non superiori a 20.000 € lordi;
  • se hai anche un lavoro dipendente o una pensione, redditi da quel lavoro non superiori a 35.000 €. La soglia, che prima era di 30.000 €, è stata alzata dalla legge di bilancio 2025 e confermata per il 2026 dalla legge di bilancio 2026; il limite non conta se il rapporto di lavoro dipendente è cessato.

Poi ci sono le cause di esclusione, che valgono anche se i numeri sono in regola. Le più frequenti:

  • partecipare a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari;
  • controllare, direttamente o indirettamente, una srl che svolge un'attività riconducibile alla tua;
  • lavorare in prevalenza per il datore di lavoro attuale o per uno dei due anni precedenti (o per soggetti a lui riconducibili): è la regola che impedisce di trasformare un dipendente in una partita IVA «di comodo»;
  • non essere residente in Italia (salvo casi particolari) o usare regimi speciali IVA.

Quanto si paga: l'imposta sostitutiva

Al posto dell'IRPEF, delle addizionali regionale e comunale e dell'IRAP, il forfettario paga un'unica imposta sostitutiva del 15%. Per chi avvia un'attività nuova, l'aliquota scende al 5% per l'anno di inizio e i quattro successivi, se sono rispettate tre condizioni:

  1. nei tre anni precedenti non hai esercitato un'attività artistica, professionale o d'impresa, nemmeno in forma associata o familiare;
  2. la nuova attività non è la semplice prosecuzione di un lavoro svolto prima come dipendente o autonomo (con l'eccezione del periodo di pratica obbligatoria per una professione);
  3. se rilevi l'attività di qualcun altro, i ricavi del suo anno precedente rispettano il limite del regime.
L'ALIQUOTA NEL TEMPO 5% · ANNI 1-5 DELL'ATTIVITÀ NUOVA 15% · DAL SESTO ANNO anno 1 anno 2 anno 3 anno 4 anno 5 anno 6 anno 7 e oltre LE SOGLIE DEI RICAVI RESTI NEL FORFETTARIO esci l'anno dopo esci subito 0 € 85.000 € 100.000 € Sopra i 100.000 € l'IVA si applica già dall'operazione che fa superare la soglia. L'ALIQUOTA NEL TEMPO 5% anni 1-5, se l'attività è davvero nuova 15% dal sesto anno, finché resti nel regime LE SOGLIE DEI RICAVI fino a 85.000 € resti 85.000-100.000 € esci l'anno dopo oltre 100.000 € esci subito, con l'IVA L'IVA parte dall'operazione che sfora.
Tavola 6.2 — Il tempo e le soglie. L'aliquota del 5% dura cinque anni solo per chi parte davvero da zero; i 100.000 € sono un limite che fa uscire dal regime nello stesso anno, non dall'anno successivo.

Il coefficiente di redditività: su che cosa si pagano le tasse

Nel forfettario non si scaricano i costi. La legge presume che una parte dei tuoi incassi se ne vada in spese, e ti fa pagare imposta e contributi solo sulla parte restante. Quella parte si chiama reddito imponibile, e si ottiene moltiplicando i ricavi per il coefficiente di redditività del tuo gruppo di attività, stabilito nell'allegato 4 della legge 190/2014:

Gruppo di attivitàCodici ATECO (divisioni)Coefficiente
Industrie alimentari e delle bevande10, 1140%
Commercio all'ingrosso e al dettaglio45; da 46.2 a 46.9; da 47.1 a 47.7; 47.940%
Commercio ambulante di alimentari e bevande47.8140%
Commercio ambulante di altri prodotti47.82, 47.8954%
Costruzioni e attività immobiliarida 41 a 43; 6886%
Intermediari del commercio46.162%
Servizi di alloggio e ristorazione55, 5640%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativida 64 a 66; da 69 a 75; 85; da 86 a 8878%
Altre attività economichetutte le altre67%

Un esempio: un consulente (coefficiente 78%) che incassa 30.000 € ha un reddito imponibile di 23.400 €. Un negozio (40%) con gli stessi incassi ne ha 12.000. Il coefficiente basso del commercio riconosce che chi vende merce spende gran parte degli incassi per comprarla.

Da non sbagliare

Il codice ATECO si sceglie all'apertura e decide il coefficiente. Dal 2025 è in uso la nuova classificazione ATECO 2025, che ha cambiato alcuni codici: prima di aprire, controlla il codice esatto della tua attività e il gruppo a cui appartiene. Se svolgi più attività con coefficienti diversi, ciascuna va tenuta distinta.

Quiz

Hai capito come si calcola il forfettario?

Quattro domande, una risposta giusta per ciascuna.

  1. Su che cosa si calcola l'imposta sostitutiva?

    Nel forfettario i costi veri non si scaricano: conta il coefficiente fissato per legge. Dal risultato si sottraggono i contributi previdenziali versati.

  2. Un professionista senza albo incassa 40.000 €. Qual è il suo reddito imponibile?

    Le attività professionali hanno il coefficiente del 78%: 40.000 × 78% = 31.200 €.

  3. Fino a quando dura l'aliquota del 5%?

    È un'agevolazione per le attività nuove: cinque periodi d'imposta, poi l'aliquota diventa del 15%.

  4. I ricavi arrivano a 92.000 €. Che cosa succede?

    Fra 85.000 e 100.000 € si esce dall'anno successivo. Oltre i 100.000 € l'uscita è immediata.

03La fattura del forfettario: IVA, ritenuta, bollo e formato elettronico

La fattura di un forfettario è più semplice di quella di un'attività ordinaria, ma ha regole precise. Sbagliare una dicitura non è un dramma; sbagliare il bollo o il formato lo diventa, perché arrivano sanzioni.

Niente IVA in fattura

Il forfettario non addebita l'IVA ai clienti e, di conseguenza, non detrae l'IVA che paga sugli acquisti: quella diventa un costo. In fattura si indica che l'operazione è effettuata in regime forfettario, con il riferimento alla legge (articolo 1, commi 54-89, della legge 190/2014). Per chi vende a privati è un vantaggio commerciale concreto: a parità di prezzo netto, il cliente paga meno.

Niente ritenuta d'acconto

Quando un professionista fattura a un'azienda o a un altro professionista (un «sostituto d'imposta»), normalmente il cliente trattiene il 20% del compenso come ritenuta d'acconto e lo versa allo Stato a nome del professionista, come prevede l'articolo 25 del DPR 600/1973. Per chi è in regime forfettario questo non avviene: il comma 67 della legge 190/2014 stabilisce che i compensi dei forfettari non sono soggetti a ritenuta. In fattura va scritto, così il cliente sa che deve pagare l'intero importo.

La ritenuta d'acconto si incontra anche in un'altra situazione, che riguarda chi la partita IVA non ce l'ha ancora: la prestazione occasionale. Chi lavora occasionalmente per un'azienda, senza abitualità, riceve il compenso con la ritenuta del 20%. È un ponte utile per le prime prove, non una soluzione stabile: quando il lavoro diventa abituale, serve la partita IVA.

Il bollo da 2 €

Le fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 € devono riportare l'imposta di bollo di 2 €. Con la fattura elettronica il bollo è «virtuale»: lo si segnala nel file e lo si versa con il modello F24, sommando le fatture del periodo. Molti forfettari lo addebitano al cliente in fattura; in quel caso, secondo l'Agenzia delle Entrate, la somma fa parte dei ricavi.

Solo fatture elettroniche, anche per i forfettari

Per anni i forfettari sono stati esonerati dalla fattura elettronica. Il decreto legge 36 del 2022 ha tolto l'esonero in due tempi: dal 1° luglio 2022 per chi aveva superato 25.000 € di ricavi, e dal 1° gennaio 2024 per tutti. Oggi ogni fattura verso clienti italiani passa dal Sistema di Interscambio (SdI) dell'Agenzia delle Entrate.

Tu prepari la fattura con un programma FILE XML Lo SdI Sistema di Interscambio controlla il file e lo consegna Il cliente riceve con il codice destinatario o la PEC la ricevuta torna a te Archivio conservazione digitale Il servizio di conservazione dell'Agenzia delle Entrate è gratuito, ma va attivato con un'adesione. Tu prepari la fattura: un file XML Lo SdI controlla il file e lo consegna, poi ti manda la ricevuta Il cliente riceve con codice destinatario o PEC L'archivio conservazione digitale a norma Il servizio dell'Agenzia delle Entrate è gratuito, previa adesione.
Tavola 6.3 — Il viaggio di una fattura elettronica. Non va più spedita al cliente: la consegna lo SdI, che ne tiene traccia. Il file va poi conservato in formato digitale, non stampato.

Per emettere le fatture elettroniche si può usare il servizio gratuito dell'Agenzia delle Entrate, nel portale «Fatture e Corrispettivi», oppure un programma di fatturazione. Lo stesso portale offre la conservazione digitale gratuita delle fatture: è un'adesione da fare una volta, ed evita di dover conservare a mano i file. Una regola di prudenza vale comunque: tieni anche una copia tua dei file XML, in un posto diverso dal computer su cui lavori. Come si organizza un backup che funziona lo spiego nel capitolo sul backup aziendale e la regola del 3-2-1.

Vero o falso?

Cinque luoghi comuni sulla partita IVA

Per ogni frase, scegli se è vera o falsa.

  • Il forfettario può scaricare le spese del computer e dell'auto.

    Nel forfettario i costi non si deducono: ne tiene conto il coefficiente di redditività, uguale per tutti quelli della stessa attività.

  • Un'azienda che paga un forfettario non deve trattenere la ritenuta d'acconto.

    Lo stabilisce il comma 67 della legge 190/2014: i compensi dei forfettari non sono soggetti a ritenuta, e in fattura va scritto.

  • Con pochi clienti, il forfettario può ancora fare fatture di carta.

    Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, qualunque sia il volume d'affari.

  • Gli artigiani pagano i contributi minimi anche se in un anno guadagnano zero.

    Le gestioni artigiani e commercianti hanno un contributo minimo annuo fisso, dovuto a prescindere dal reddito. La Gestione Separata invece no.

  • Superati gli 85.000 € si esce subito dal forfettario.

    Fra 85.000 e 100.000 € si esce dall'anno dopo. L'uscita immediata scatta solo oltre i 100.000 €.

04La previdenza: quanto versi per la pensione

Le tasse sono solo una parte del conto. L'altra, spesso più grande, sono i contributi previdenziali: i soldi che versi per la tua pensione futura e per alcune tutele (maternità, malattia). Il forfettario non cambia le regole dei contributi, cambia solo la base su cui si calcolano: il reddito ottenuto con il coefficiente. E qui le tre famiglie dell'inizio si separano davvero.

Gestione Separata professioni senza albo 26,07% del reddito, nel 2026 nessun contributo minimo fisso da versare PAGHI SU QUANTO GUADAGNI Artigiani e commercianti imprese individuali 24% · 24,48% del reddito, con un minimo minimo 2026: circa 4.521 € o 4.612 € l'anno FORFETTARI: SCONTO 35% SU DOMANDA Casse professionali professioni con albo regole proprie ogni cassa le sue contributo soggettivo, integrativo e minimi SI LEGGE IL REGOLAMENTO DELLA PROPRIA CASSA Fonti: INPS, circolari n. 8 e n. 14 del 2026. Gestione Separata professioni senza albo 26,07% del reddito, nel 2026 nessun contributo minimo fisso PAGHI SU QUANTO GUADAGNI Artigiani e commercianti imprese individuali 24% · 24,48% con un minimo annuo nel 2026 di circa 4.521 € o 4.612 € FORFETTARI: SCONTO 35% SU DOMANDA Casse professionali professioni con albo ogni cassa ha regole proprie: soggettivo, integrativo, minimi SI LEGGE IL REGOLAMENTO Fonti: INPS, circolari 8 e 14 del 2026.
Tavola 6.4 — Tre casse, tre logiche. La Gestione Separata segue il reddito; artigiani e commercianti hanno un minimo da versare comunque; le casse professionali hanno ciascuna il proprio regolamento.

La Gestione Separata INPS

Per i professionisti senza albo e senza un'altra copertura previdenziale, l'aliquota del 2026 è del 26,07% del reddito, composta dal 25% per la pensione, dallo 0,72% per maternità, malattia e altre tutele, e dallo 0,35% per l'ISCRO, l'indennità per chi lavora in proprio e attraversa un calo forte del reddito. Chi è già pensionato o iscritto a un'altra forma obbligatoria versa il 24%. Lo ha fissato l'INPS con la circolare n. 8 del 3 febbraio 2026.

Due numeri da conoscere: il minimale del 2026 è di 18.808 €, cioè il reddito che serve per vedersi riconosciuto un anno intero di contributi ai fini della pensione; il massimale è di 122.295 €, oltre il quale non si versa più. Sotto il minimale non c'è nulla da integrare: si paga sul reddito effettivo, e l'anno viene riconosciuto in proporzione.

I professionisti in Gestione Separata possono addebitare al cliente una rivalsa del 4% sul compenso, a titolo di contributo. È una facoltà, non un obbligo, e per il forfettario quella somma fa parte dei ricavi.

Artigiani e commercianti

Per le imprese individuali i contributi funzionano in due parti. C'è un contributo minimo, dovuto anche con reddito zero, calcolato sul minimale di 18.808 €: per il 2026 è di 4.521,36 € l'anno per gli artigiani e di 4.611,64 € per i commercianti, da pagare in quattro rate. Sul reddito che supera il minimale si aggiunge il 24% (artigiani) o il 24,48% (commercianti), fino a 56.224 €; oltre quella cifra l'aliquota cresce di un punto. Sono i valori della circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026.

Chi è in regime forfettario può chiedere la riduzione del 35% dei contributi, prevista dalla stessa legge 190/2014. Non è automatica: si chiede all'INPS una volta, attraverso il Cassetto previdenziale, e vale finché si resta nel regime. Per chi apre l'attività la richiesta va fatta subito, al momento dell'iscrizione; per chi è già iscritto c'è una scadenza annuale fissata dall'INPS. Lo sconto riduce anche la pensione futura in proporzione: è una scelta, non un regalo.

Le casse professionali

Avvocati, ingegneri e architetti, commercialisti, medici, psicologi, geometri e le altre professioni con un albo versano alla propria cassa (per esempio Cassa Forense, Inarcassa, la Cassa dei dottori commercialisti, ENPAM, ENPAP, la Cassa dei geometri). Ognuna ha un regolamento proprio, con un contributo soggettivo sul reddito, un contributo integrativo che si addebita in fattura al cliente, e spesso dei minimi e delle riduzioni per i primi anni. Non esiste una regola valida per tutte: si legge il regolamento della propria cassa, che è pubblicato sul suo sito.

Le parole del capitolo

Il vocabolario di chi apre la partita IVA

Tocca una carta per girarla.

05Dal fatturato al netto: il calcolo che conta davvero

«Quanto mi resta?» è la domanda giusta, e la risposta non si ottiene togliendo una percentuale dal fatturato. Nel forfettario il calcolo segue una cascata precisa, sempre nello stesso ordine:

  1. ricavi incassati nell'anno (il forfettario ragiona per cassa: conta quando incassi, non quando fatturi);
  2. moltiplicati per il coefficiente: è il reddito imponibile lordo;
  3. su quel reddito si calcolano i contributi previdenziali;
  4. i contributi versati si sottraggono dal reddito: è la base dell'imposta;
  5. sulla base si applica l'imposta sostitutiva del 5% o del 15%;
  6. quello che resta, tolti contributi e imposta dai ricavi, è il netto prima delle spese. Le spese vere della tua attività vanno tolte ancora, perché nel forfettario non riducono le tasse ma escono comunque dal conto.
ESEMPIO · PROFESSIONISTA SENZA ALBO, 30.000 € DI RICAVI, ALIQUOTA 5% ricavi30.000 € reddito imponibile (× 78%)23.400 € contributi Gestione Separata 26,07%− 6.100 € base dell'imposta17.300 € imposta sostitutiva 5%− 865 € netto prima delle spese23.035 € ESEMPIO · 30.000 € · 78% · 5% ricavi30.000 € reddito imponibile (× 78%)23.400 € contributi 26,07%− 6.100 € base dell'imposta17.300 € imposta sostitutiva 5%− 865 € netto prima delle spese23.035 € Le spese vere si tolgono ancora dopo.
Tavola 6.5 — La cascata, con cifre arrotondate. I contributi pesano molto più dell'imposta: è il motivo per cui la scelta della gestione previdenziale conta quanto quella del regime fiscale.

Prova a immaginare due persone che aprono la partita IVA lo stesso giorno, tutte e due con 30.000 € di incassi nel primo anno. La prima è una traduttrice che lavora dal tavolo di casa: spende poco, e con il coefficiente del 78% e la Gestione Separata le resta la cifra della tavola. Il secondo apre un piccolo commercio online di ceramiche: il coefficiente è del 40%, quindi paga imposta su 12.000 € soltanto, ma come commerciante versa il contributo minimo anche se il reddito è basso, e deve ancora comprare la merce. Stesso fatturato, due conti completamente diversi. Tu da che parte stai?

Il calcolatore qui sotto fa la stessa cascata con i tuoi numeri. Cambia i ricavi, l'attività, l'aliquota e la gestione: le righe si aggiornano subito. Non salva nulla e non manda nulla da nessuna parte: i conti si fanno solo nel tuo browser.

Calcolatore

Quanto ti resta nel forfettario

Reddito imponibile lordo–
Contributi stimati–
Base dell'imposta–
Imposta sostitutiva–
Netto stimato all'anno–
Netto stimato al mese (su 12)–

Stima semplificata con i valori 2026: considera deducibili nello stesso anno i contributi dell'anno, non tiene conto di acconti e saldi né delle casse professionali, e non toglie le spese reali della tua attività. Per artigiani e commercianti applica il contributo minimo sul minimale di 18.808 € e le aliquote fino a 56.224 €, più un punto oltre. Serve a orientarsi, non a fare la dichiarazione.

Da non sbagliare

Nel primo anno non si pagano acconti, ma nel secondo arriva il saldo del primo insieme agli acconti del secondo, per imposta e contributi. È il momento in cui molti si trovano senza liquidità. La regola pratica: metti da parte ogni mese, su un conto separato, la quota di tasse e contributi che il calcolatore ti mostra.

06Quando il forfettario non conviene, o non si può

Il forfettario è semplice e spesso conveniente, ma non è sempre la scelta migliore. Ci sono casi in cui il regime ordinario fa risparmiare, e casi in cui è obbligatorio.

Il forfettario conviene quando

  • le spese vere sono più basse di quelle che il coefficiente presume;
  • i clienti sono soprattutto privati, per cui l'assenza di IVA è un vantaggio di prezzo;
  • si parte da zero e si ha diritto al 5%;
  • si vuole un'amministrazione leggera.

L'ordinario va considerato quando

  • le spese vere sono alte (merce, macchinari, affitto, personale) e superano la quota presunta;
  • si prevedono investimenti importanti, con IVA da recuperare;
  • i clienti sono quasi tutti aziende, a cui l'IVA non pesa;
  • si superano i limiti del regime, o c'è una causa di esclusione.

Un caso tipico è proprio il negozio: un'attività con un affitto, un magazzino e un dipendente può avere costi reali molto superiori al 60% presunto dal coefficiente del 40%, e il limite di 20.000 € per il personale si raggiunge in fretta. Quando i costi fissi entrano in scena, il conto va rifatto da capo, ed è il tema del prossimo capitolo.

07Gli strumenti minimi per partire, legalmente e bene

Aprire la partita IVA è un modulo; lavorare con la partita IVA richiede qualche strumento in più. Ecco quelli indispensabili, nell'ordine in cui servono.

1

Identità digitale

SPID o CIE: servono per entrare nei servizi dell'Agenzia delle Entrate, dell'INPS e del Cassetto previdenziale.

2

Apertura

Il professionista presenta il modello AA9/12 all'Agenzia delle Entrate; l'impresa usa la Comunicazione Unica, che vale anche per Camera di commercio e INPS.

3

PEC

La posta elettronica certificata è obbligatoria per le imprese e per i professionisti iscritti a un albo, ed è utile a tutti per ricevere comunicazioni ufficiali.

4

Conto separato

Non sempre obbligatorio per chi lavora da persona fisica, ma fondamentale per distinguere i soldi dell'attività da quelli personali.

5

Fatturazione

Il servizio gratuito dell'Agenzia delle Entrate o un programma, più l'adesione alla conservazione digitale.

6

Presenza online

Un sito, anche di poche pagine, e una mail col tuo dominio: sono il biglietto da visita che il cliente controlla prima di scriverti.

Gli ultimi due punti sembrano meno «burocratici», ma sono quelli che il cliente vede. Una partita IVA in regola con una mail gratuita e nessun sito trasmette meno fiducia di quanto meriterebbe. Cosa scrivere nella firma delle mail (partita IVA, sede, PEC) e come configurare la posta perché non finisca nello spam lo spiego nel capitolo sull'email aziendale professionale. E se il sito raccoglie contatti o prenotazioni, ricordati che deve avere un'informativa privacy corretta: il capitolo su GDPR e cookie spiega cosa serve davvero.

Mettiti alla prova

Sei pronto ad aprire?

08E dopo? Il dilemma della vetrina su strada

Molte attività nascono online: un sito, un portale, qualche cliente trovato con il passaparola e i social. Con la partita IVA aperta e i conti in ordine, prima o poi arriva la domanda più grande: aprire anche un negozio, uno studio, una vetrina fisica? È un passo che cambia tutto quello che abbiamo visto in questo capitolo: arrivano l'affitto e le utenze, forse un dipendente, un magazzino, la burocrazia del Comune, e con loro costi fissi che un coefficiente forfettario non immagina nemmeno.

Se il tuo prossimo passo è quello, il capitolo successivo è dedicato a come si decide: dall'online al negozio fisico, fra rischi, scelta della posizione e strategie per collegare la vetrina al digitale. E prima di firmare qualunque contratto, per un locale come per un sito, vale la pena leggere anche il capitolo su che cosa controllare prima di firmare.

La partita IVA si apre in un giorno. Il modo in cui la apri te lo porti dietro per anni.Zenith Develop

Domande frequenti

Quanto costa aprire una partita IVA?

L'apertura presso l'Agenzia delle Entrate è gratuita. Per le imprese si aggiungono i costi dell'iscrizione alla Camera di commercio (diritti e diritto annuale) e, se ci si fa assistere, il compenso del professionista. Dopo l'apertura i costi veri sono contributi, imposta e commercialista.

Posso avere la partita IVA forfettaria ed essere anche dipendente?

Sì, se nel 2025 il reddito da lavoro dipendente non ha superato i 35.000 € (soglia valida per il 2026) e se non lavori in prevalenza per il tuo datore di lavoro attuale o per quello dei due anni precedenti. Il limite non conta se il rapporto di lavoro è cessato.

Il 5% spetta a chiunque apra una partita IVA?

No. Spetta solo se nei tre anni precedenti non hai svolto attività d'impresa, artistica o professionale e se la nuova attività non è la prosecuzione di un lavoro fatto prima come dipendente o autonomo. Dura per l'anno di inizio e i quattro successivi.

Nel forfettario posso scaricare le spese?

No. Le spese reali non riducono le tasse: la legge le considera già comprese nel coefficiente di redditività. Si sottraggono soltanto i contributi previdenziali obbligatori versati.

Devo fare la fattura elettronica anche ai privati?

Sì, anche verso i privati la fattura si emette in formato elettronico tramite lo SdI; al cliente privato puoi consegnare una copia in PDF o di carta, e la trova comunque nella sua area riservata dell'Agenzia delle Entrate.

Che cosa succede se supero gli 85.000 € di ricavi?

Se resti entro i 100.000 €, chiudi l'anno nel forfettario e passi al regime ordinario dall'anno successivo. Oltre i 100.000 € l'uscita è immediata e l'IVA si applica già dall'operazione che fa superare la soglia.

Fonti

  1. Normattiva, legge 23 dicembre 2014, n. 190: articolo 1, commi 54-89 (regime forfettario), comma 67 (niente ritenuta d'acconto), comma 77 (riduzione contributiva del 35%) e allegato 4 (coefficienti di redditività).
  2. QuotidianoPiù, «Forfetario 2026: confermata la soglia a 35.000 euro»: la legge di bilancio 2026 (legge 199/2025, art. 1, comma 27) e la soglia per i redditi da lavoro dipendente.
  3. INPS, «Gestione Separata: le aliquote contributive per il 2026», circolare n. 8 del 3 febbraio 2026; il dettaglio delle aliquote (25% + 0,72% + 0,35%), del minimale e del massimale è riportato da Informazione Fiscale.
  4. Eutekne, «Artigiani e commercianti: valori contributivi per l'anno 2026»: i valori della circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 (minimale, contributi minimi, aliquote, fascia di 56.224 €).
  5. Normattiva, decreto legge 30 aprile 2022, n. 36, articolo 18: l'obbligo di fattura elettronica esteso ai forfettari, per tutti dal 1° gennaio 2024.
  6. Normattiva, DPR 29 settembre 1973, n. 600, articolo 25: la ritenuta d'acconto del 20% sui compensi dei professionisti.
  7. Agenzia delle Entrate, area «Fatturazione elettronica»: i servizi gratuiti per predisporre, inviare e conservare le fatture elettroniche.

Capitolo aggiornato a ottobre 2026, con le regole e i valori in vigore per il 2026. È una guida informativa scritta da chi progetta software per professionisti e attività: le regole fiscali e previdenziali cambiano ogni anno e ogni situazione ha i suoi dettagli, quindi prima di aprire verifica il tuo caso con un commercialista.

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