In questo capitolo
01Tradurre una pagina non vuol dire averla in un'altra lingua
Molti siti si dicono «in più lingue» perché in alto c'è un menu con le bandierine. Si clicca, e il testo cambia sotto gli occhi: è un programma che traduce la pagina mentre la guardi, oppure è il browser stesso che offre di farlo. Per chi visita sembra funzionare. Per Google, quella pagina esiste in una lingua sola: quella in cui è scritta sul server.
Prova a immaginare la scena. Elena ha aperto un'impresa di pulizie a Padova e una sera, dal divano, scrive sul telefono in romeno: «firmă de curățenie Padova». È la sua lingua, è così che le viene naturale cercare. Il tuo sito offre esattamente quel servizio, e ha perfino il pulsante con la bandierina romena. Eppure fra i risultati non compari. Perché?
Il motivo è semplice. Il motore di ricerca legge la pagina come la consegna il server, una volta, e la mette nel suo archivio. Una traduzione che avviene dopo, sullo schermo di chi visita, nel suo archivio non entra mai. Quando un imprenditore di Iași cerca in romeno un programma per il suo ristorante, Google confronta la sua ricerca con le pagine romene che conosce. Se la tua non c'è, non può mostrarla.
Avere un sito in due lingue, per un motore di ricerca, vuol dire una cosa precisa: due pagine distinte, ognuna con il suo indirizzo, scritte entrambe sul server, che si dichiarano a vicenda come gemelle. Tutto il resto di questo capitolo spiega come si costruisce, e quali sono gli errori che fanno sparire una delle due lingue senza che nessuno se ne accorga.
La traduzione automatica del browser resta un servizio utile, ma è uno strumento di chi legge, non di chi vende. Serve al turista che apre un sito straniero. Non serve all'azienda che vuole essere trovata da un pubblico che parla un'altra lingua.
02Gli indirizzi: cartella, sottodominio o dominio nazionale
Ogni lingua ha bisogno di un posto suo. Google, nella guida per i siti multilingue e multiregionali, descrive quattro modi di organizzare gli indirizzi e ne sconsiglia uno. Vediamoli con lo stesso esempio, un'azienda che ha il sito nomeazienda.it e vuole aggiungere il romeno.
| Struttura | Esempio | Pro | Contro |
|---|---|---|---|
| Cartella | nomeazienda.it/ro/ | facile da impostare, poca manutenzione, un solo dominio da far crescere | un solo server per tutti, separare le due lingue è meno immediato |
| Sottodominio | ro.nomeazienda.it | facile da impostare, si può mettere su un altro server | dall'indirizzo non si capisce se «ro» indica la lingua o il paese |
| Dominio nazionale | nomeazienda.ro | segnale chiarissimo di paese, sede del server indifferente | costo e infrastruttura doppi, regole di registrazione, vale per un paese solo |
| Parametro | ?lingua=ro | nessuno che conti | sconsigliato da Google: difficile da segmentare e da riconoscere |
Per un'attività italiana che vuole farsi trovare anche dai romeni, in Italia o in Romania, la cartella è quasi sempre la scelta giusta: tutto quello che il dominio ha guadagnato in anni di vita, la fiducia dei motori e i collegamenti ricevuti, vale anche per le pagine romene. Il sottodominio diventa interessante quando la parte romena è davvero un altro prodotto. Il dominio .ro quando c'è una società o una sede in Romania con un pubblico solo locale. Come funzionano domini e sottodomini, e chi decide dove puntano, lo spiego nel capitolo su dominio, DNS e HTTPS.
Anche le parole dell'indirizzo si traducono
Dentro alla cartella, gli indirizzi devono parlare la lingua della pagina. /ro/chi-siamo/ è un ibrido che un romeno legge come una stranezza; /ro/despre/ («despre» vuol dire «su», come in «su di noi») è un indirizzo romeno. L'indirizzo compare nei risultati di ricerca, si legge quando lo si condivide e contiene parole che contano per chi cerca: è testo a tutti gli effetti.
03Le gemelle si dichiarano a vicenda: l'hreflang
Avere due pagine non basta: bisogna dire a Google che sono la stessa pagina in due lingue, perché mostri a ciascuno quella giusta. Si fa con l'hreflang, una riga nella testa della pagina, invisibile a chi legge, che dice: «di questa pagina esiste anche la versione in quest'altra lingua, a questo indirizzo».
Ecco come sono scritte, testualmente, le righe della pagina /chi-siamo/ di questo sito:
<link rel="alternate" hreflang="it" href="https://www.zenithdevelop.com/chi-siamo/">
<link rel="alternate" hreflang="ro" href="https://www.zenithdevelop.com/ro/despre/">
<link rel="alternate" hreflang="x-default" href="https://www.zenithdevelop.com/chi-siamo/">
E la pagina romena /ro/despre/ contiene esattamente le stesse tre righe. Non è un caso: è la regola.
Le quattro regole che Google mette per iscritto
- Ogni versione elenca sé stessa e tutte le altre. L'insieme delle righe è identico su tutte le gemelle.
- I collegamenti devono essere reciproci. Se la pagina italiana indica la romena, la romena deve indicare l'italiana. Altrimenti le dichiarazioni possono essere ignorate.
- Gli indirizzi sono completi, con
https://e il dominio, non abbreviati come/ro/despre/. - I codici sono quelli standard: la lingua secondo ISO 639-1 (
it,ro), il paese, se serve, secondo ISO 3166-1 (ro-RO,it-IT). Il paese da solo non vale:beè il bielorusso, non il Belgio.
La x-default: la porta per tutti gli altri
La terza riga, hreflang="x-default", dice a Google quale pagina mostrare a chi cerca in una lingua che il sito non ha: un tedesco, un francese, un inglese. Su un sito italiano con la versione romena, la scelta naturale è la pagina italiana, ed è quella che usa questo sito.
Tre posti dove scriverlo, e una regola per non sbagliare
Google accetta l'hreflang in tre forme equivalenti: nelle righe della testa della pagina, nelle intestazioni HTTP (utile per i PDF) o nella sitemap, il file che elenca al motore tutte le pagine del sito. Si può usarne una sola. Usarne due va bene solo se dicono esattamente la stessa cosa: due fonti che si contraddicono sono peggio di una.
Da non sbagliare
L'hreflang si rompe in silenzio. Nessun errore a schermo, nessun avviso, nessuna pagina bianca: semplicemente, settimane dopo, ci si accorge che chi cerca in romeno trova la pagina italiana, o non trova niente. Per questo la reciprocità si controlla con uno strumento, a ogni modifica del sito, e non si dà mai per scontata.
Quiz
Le gemelle e i loro indirizzi
Scegli una risposta per ogni domanda: la spiegazione compare subito dopo.
La pagina italiana indica la romena con l'hreflang, ma la romena non indica l'italiana. Cosa succede?
I collegamenti devono essere reciproci: se una gemella non risponde all'altra, Google può non tenere conto della coppia.
Quale codice indica correttamente la lingua romena?
L'hreflang usa i codici a due lettere di ISO 639-1: «ro» per il romeno, «it» per l'italiano.
A chi serve la riga con hreflang="x-default"?
La x-default indica la pagina da mostrare quando nessuna delle lingue del sito corrisponde a quella di chi cerca.
Fra queste strutture, quale sconsiglia Google?
Gli indirizzi con il parametro sono difficili da segmentare e da riconoscere: Google li sconsiglia. Cartelle, sottodomini e domini nazionali vanno tutti bene.
04Cosa si traduce, anche quello che non si vede
Una pagina è fatta di molto più del testo che si legge. Ci sono parti che si vedono solo nei risultati di ricerca, parti che legge solo chi non vede, parti che legge solo il motore. Se anche una sola resta in italiano, il romeno se ne accorge, e spesso se ne accorge proprio nel posto più visibile: il risultato di Google.
Le parti invisibili, una per una
1
Titolo e descrizione
Sono le due righe del risultato di Google. Se restano in italiano, il romeno vede una pagina «straniera» proprio nel momento in cui decide se cliccare.
2
Testi alternativi
La descrizione delle immagini serve a chi usa un lettore di schermo e a Google Immagini. Si traduce come il resto del testo.
3
Dati strutturati
Il JSON-LD descrive la pagina ai motori: nome, descrizione, briciole di pane. Google li usa per arricchire i risultati.
4
Anteprima social
Titolo e descrizione che compaiono quando si condivide il link, e l'og:locale che dice ro_RO.
5
La lingua dichiarata
lang="ro" in cima alla pagina. Google non lo usa per capire la lingua, ma i lettori di schermo sì, per pronunciare bene.
Il dettaglio che distingue chi conosce il romeno: ș e ț
Il romeno ha due lettere con la virgola sotto, ș e ț. Per anni molti programmi le hanno sostituite con lettere simili ma diverse, con la cediglia (ş, ţ), che vengono dal turco. A occhio la differenza è minima; per un romeno è come leggere «perche» senza accento, e per un computer sono caratteri diversi. Un sito romeno fatto bene usa le lettere giuste, e i caratteri tipografici scelti devono contenerle: non tutti lo fanno, e una lettera che manca viene sostituita da quella di un altro carattere, visibilmente diversa.
Le parole del capitolo
Il vocabolario del sito bilingue
Tocca una carta per girarla.
E cosa non si traduce
- i nomi propri e i marchi: il nome dell'azienda, dei prodotti registrati, delle città (Venezia resta Venezia nel testo, anche se in romeno si scrive «Veneția» quando la frase lo richiede);
- i dati tecnici: indirizzi email, numeri di telefono, codici;
- le pagine che per scelta restano in una lingua sola, dichiarandolo: è più onesto di una traduzione approssimativa.
05Gli errori che fanno sparire una lingua
La maggior parte dei siti bilingui che non funzionano non ha un errore grave: ne ha uno piccolo, invisibile, che nessuno controlla. Google li elenca nella sua guida, e sono sempre gli stessi.
Come si sbaglia
- Portare il visitatore di forza in una lingua in base al suo indirizzo IP o alla lingua del browser: Google sconsiglia esplicitamente i reindirizzamenti automatici, e il suo robot, che esplora soprattutto dagli Stati Uniti, rischia di non vedere mai la versione romena.
- Cambiare lingua con un cookie o con uno script, allo stesso indirizzo: per il motore esiste una pagina sola.
- Tradurre solo la cornice, cioè menu, pulsanti e piede di pagina, lasciando il contenuto in italiano.
- Frasi a metà: una parola in grassetto tradotta e il resto della frase rimasto in italiano.
- Canonical sbagliato: la pagina romena che dichiara come «originale» quella italiana, e così si cancella da sola dai risultati.
- Il pulsante della lingua che porta alla home invece che alla stessa pagina nell'altra lingua.
Come si fa
- Ogni lingua ha il suo indirizzo, e il visitatore sceglie con un pulsante ben visibile.
- La pagina arriva dal server già nella sua lingua.
- Tutto il contenuto è tradotto, non solo i contorni.
- Si traduce la frase intera, perché in romeno l'ordine delle parole cambia.
- Ogni pagina ha il canonical che punta a sé stessa e l'hreflang verso la gemella.
- Il pulsante porta alla gemella esatta: da «Chi siamo» a «Despre», non alla home romena.
La traduzione automatica senza revisione
Gli strumenti di traduzione automatica oggi sono bravi, e sono un ottimo punto di partenza. Ma pubblicare a scatola chiusa centinaia di pagine tradotte da un programma è un rischio concreto: le linee guida di Google contro lo spam citano espressamente la produzione di contenuti in serie attraverso «trasformazioni automatiche» come la traduzione, quando lo scopo è manipolare i risultati invece di servire chi legge. Al di là del motore, c'è il lettore: un testo tradotto male dice al cliente romeno che il romeno, per te, è un dettaglio. Una traduzione rivista da chi conosce la lingua e il mestiere dice il contrario.
Il cliente straniero non si accorge di quanto è curata la traduzione. Si accorge subito di quanto non lo è.
Vero o falso?
Cinque cose che si sentono dire sui siti bilingui
Decidi se ogni affermazione è vera o falsa.
Google capisce la lingua di una pagina dall'attributo lang.
Google dichiara di usare il contenuto visibile, non l'attributo lang. Il lang serve comunque ai lettori di schermo.
Portare in automatico i visitatori romeni alla versione romena, in base all'IP, migliora la visibilità.
Google sconsiglia i reindirizzamenti automatici: il suo robot rischia di non vedere mai alcune versioni del sito.
Le versioni nelle diverse lingue possono stare anche su domini diversi.
Le alternate dell'hreflang non devono stare sullo stesso dominio: nomeazienda.it e nomeazienda.ro possono dichiararsi gemelle.
Basta tradurre menu e pulsanti perché la pagina conti come romena.
Tradurre solo la cornice lasciando il contenuto in italiano è un errore citato da Google: crea una cattiva esperienza a chi legge.
ș con la virgola e ş con la cediglia sono, per un computer, caratteri diversi.
Hanno codici diversi. Il romeno corretto usa la virgola sotto (ș, ț); la cediglia viene da altre lingue.
06Come è fatto questo sito, in due lingue
Tutto quello che ho scritto fin qui è applicato sul sito che stai leggendo. Lo racconto nel dettaglio perché si può verificare: basta cliccare il pulsante della lingua in alto, o guardare il codice della pagina.
I dettagli che si possono verificare
- Il pulsante della lingua non traduce niente: porta alla gemella, che è una pagina vera col suo indirizzo. Da «Chi è Zenith» porta a «Despre», non alla home romena. Compare solo dove la gemella esiste davvero: un pulsante che promette il romeno e apre l'italiano è peggio di nessun pulsante.
- L'hreflang è reciproco e completo:
it,roex-default, con l'indirizzo intero, identici sulle due gemelle. Uno strumento lo controlla su tutte le coppie a ogni modifica. - La sitemap dichiara le stesse coppie, con le alternate in entrambi i blocchi: la stessa informazione nella pagina e nella mappa, mai in contraddizione, perché escono dallo stesso elenco.
- Ogni pagina romena dichiara sé stessa:
lang="ro",og:localero_RO, il canonical sul proprio indirizzo romeno. - Anche quello che legge solo Google è tradotto: le descrizioni e i dati strutturati. E le voci dentro le schermate dei programmi: nella scheda romena di un gestionale, il programma mostrato «parla» romeno.
- Si traduce la frase intera: un paragrafo con una parola in grassetto resta una frase sola da tradurre, perché in romeno l'ordine delle parole cambia.
- Dopo ogni costruzione, il sistema cerca nelle pagine romene parole che in romeno non possono esistere («perché», «questo», «della»...): se ne trova una, lo dice, con la riga esatta. Contare le frasi tradotte non basta a provare che una pagina sia in romeno.
- Privacy e cookie restano in italiano, per scelta dichiarata, e non hanno una gemella: meglio un testo legale in una lingua sola e preciso che una traduzione approssimativa.
07Due pubblici, due modi di cercare
Fra Italia e Romania i legami sono stretti: una comunità romena numerosa vive e lavora in Italia, e molte aziende italiane lavorano in Romania. Un sito in due lingue può parlare a pubblici diversi, e conviene sapere a chi si rivolge ciascuna pagina.
I romeni che vivono in Italia
Cercano spesso in romeno, anche quando cercano un servizio in Italia: un professionista, un locale per una festa, un programma per l'attività che hanno aperto qui. Per loro conta trovare una pagina nella propria lingua che parli di un servizio vicino: l'indirizzo, la zona, il telefono italiano. Qui il sito in due lingue si incrocia con la ricerca locale, di cui parlo nel capitolo sulla SEO locale e la scheda Google dell'attività.
I clienti in Romania
Cercano in romeno, con le abitudini e le parole del loro mercato. Una traduzione letterale delle parole chiave italiane spesso non funziona: il modo in cui un ristoratore di Iași descrive un gestionale non è la traduzione parola per parola di come lo descrive uno di Padova. Le parole chiave della versione romena si scelgono in romeno, guardando come cercano davvero i romeni, non traducendo l'elenco italiano.
Quello che vale per tutti e due
- La velocità: chi apre il sito da Bucarest su un server in Italia aspetta qualche millisecondo in più. Con un sito leggero non se ne accorge; con uno pesante sì. Ne parlo nel capitolo sulla velocità e i Core Web Vitals.
- I contatti: un modo di scrivere che funzioni in entrambi i paesi, come WhatsApp, e la risposta nella lingua in cui ti hanno scritto.
- La proprietà: le pagine romene sono un patrimonio che cresce nel tempo, come quelle italiane. Stanno sul tuo dominio, non su una piattaforma altrui, per le ragioni che spiego nel capitolo sul sito come bene di proprietà.
Mettiti alla prova
Il tuo sito parla davvero due lingue?
Domande frequenti
Basta il traduttore automatico del browser per avere un sito in romeno?
No. La traduzione del browser avviene sullo schermo di chi legge: Google archivia la pagina com'è sul server, quindi in una lingua sola. Per essere trovati da chi cerca in romeno servono pagine romene vere, con il loro indirizzo.
Meglio una cartella /ro/ o un dominio .ro?
Per un'attività italiana che vuole farsi trovare anche dai romeni, la cartella è quasi sempre la scelta più semplice e più forte: un solo dominio da far crescere. Il dominio .ro ha senso quando c'è un'attività vera in Romania con un pubblico solo romeno.
Che cos'è l'hreflang?
È una dichiarazione nella testa della pagina (o nella sitemap) che dice a Google quali sono le versioni della stessa pagina in altre lingue. Deve essere reciproca: ogni gemella elenca sé stessa e tutte le altre.
Google usa l'attributo lang per capire la lingua della pagina?
No: secondo la sua documentazione, Google capisce la lingua dal contenuto visibile. L'attributo lang va messo comunque, perché serve ai lettori di schermo per pronunciare correttamente il testo.
Posso portare automaticamente i visitatori romeni alla versione romena?
Google lo sconsiglia: i reindirizzamenti automatici per lingua o indirizzo IP possono impedire a persone e motori di vedere tutte le versioni. Meglio un pulsante della lingua ben visibile che porti alla gemella esatta.
Le pagine romene devono essere identiche a quelle italiane?
Nella struttura e nella grafica conviene di sì, così le due lingue non si allontanano col tempo. Le parole chiave però si scelgono in romeno, guardando come cercano davvero i romeni, non traducendo l'elenco italiano.
Fonti
- Google Search Central, «Gestire siti multiregionali e multilingue»: strutture degli indirizzi, attributo lang, reindirizzamenti automatici, cookie e script.
- Google Search Central, «Informa Google sulle versioni localizzate della tua pagina»: regole dell'hreflang, reciprocità, x-default, codici ISO.
- Google Search Central, «Norme relative alla posta indesiderata»: l'abuso di contenuti in serie, traduzione automatica compresa.
- MDN Web Docs, «lang»: a cosa serve la lingua dichiarata, per l'accessibilità.
- Library of Congress, elenco dei codici ISO 639 e Wikipedia, «ISO 3166-1»: i codici delle lingue e dei paesi.
Capitolo aggiornato a ottobre 2026. Le regole citate vengono dalla documentazione ufficiale di Google e di MDN; gli esempi di indirizzi e di righe hreflang sono quelli reali di zenithdevelop.com.