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Capitolo 16 · Impresa

Donne nel digitale: visione, grafica e algoritmi

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Capitolo 16 · Impresa

Donne nel digitale: visione, grafica e algoritmi

Il primo algoritmo, il primo compilatore, le icone del Mac: il digitale ha sempre avuto donne con una visione. Le loro idee, i numeri di oggi e da dove cominciare.

15 minuti di lettura 5 tavole disegnate 4 prove

In questo capitolo
  1. Chi ha visto prima
  2. La grafica che si capisce
  3. Gli algoritmi
  4. I numeri di oggi
  5. La forza che serve
  6. Zenith, da imprenditrice
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

01Chi ha visto prima degli altri

Ogni volta che apri un programma, tocchi un'icona o chiedi qualcosa a un assistente digitale, stai usando idee che qualcuno ha avuto prima che fossero ovvie. Molte di quelle idee le hanno avute donne. Non come curiosità da ricordare l'8 marzo: come fondamenta, su cui il resto è stato costruito.

Comincio da qui perché la domanda che mi fanno più spesso, da donna che ha un'impresa nel digitale, è sempre la stessa: «ma come ci sei arrivata, a fare software?». La risposta onesta è che il software, da sempre, è fatto da chi ha una visione e il metodo per realizzarla. E la storia del digitale è piena di donne che avevano entrambe le cose.

1843: una macchina che non doveva fermarsi ai numeri

Ada Lovelace traduce un articolo dell'ingegnere italiano Luigi Menabrea sulla Macchina analitica di Charles Babbage, e ci aggiunge note sue, più lunghe dell'articolo. In quelle note c'è la prima descrizione pubblica di una sequenza ordinata di passi per far risolvere un problema a una macchina: è per questo che viene spesso chiamata «la prima programmatrice». Ma il punto più sorprendente è un altro. Lovelace scrive che la macchina potrebbe agire anche su cose diverse dai numeri, e perfino comporre musica. Era il 1843: stava descrivendo l'idea stessa di computer come macchina per qualunque simbolo.

1952: far parlare le macchine con parole umane

Grace Hopper completa nel 1952 l'A-0, considerato il primo compilatore: un programma che traduce istruzioni scritte in forma simbolica nel linguaggio della macchina. Da quel lavoro nasce FLOW-MATIC, il linguaggio con parole inglesi che anticipa il COBOL. L'idea di fondo era rivoluzionaria e semplicissima: non deve essere la persona ad adattarsi alla macchina, ma la macchina a capire la persona.

Gli anni di Apollo: il software che non poteva sbagliare

Margaret Hamilton guidava la divisione di ingegneria del software del laboratorio del MIT che ha sviluppato il software di bordo per le missioni Apollo. Nel 2016 ha ricevuto la Medaglia presidenziale della libertà, l'onorificenza civile più alta degli Stati Uniti. Del suo lavoro il MIT ricorda le idee che sono diventate le basi del software affidabile: dare priorità ai compiti importanti, prevedere l'errore, lasciare all'essere umano la decisione nei momenti critici.

1843 Lovelace oltre i numeri ANNI DI APOLLO Hamilton software di bordo DAL 1991 Scher identità di marca 1952 Hopper il compilatore 1983 Kare le icone del Mac 2018 Buolamwini algoritmi giusti 1843 · LOVELACE la macchina oltre i numeri 1952 · HOPPER il primo compilatore APOLLO · HAMILTON il software di bordo 1983 · KARE le icone del Macintosh DAL 1991 · SCHER le identità di marca 2018 · BUOLAMWINI gli algoritmi messi alla prova
Tavola 16.1 — Sei tappe, sei idee che usi ogni giorno. Dalla macchina che lavora sui simboli al software che non può sbagliare, dalle icone che si capiscono senza istruzioni agli algoritmi controllati prima di fidarsene.

Nessuna di queste donne aveva la strada spianata. Avevano una cosa in comune: guardavano il problema dalla parte di chi avrebbe usato il risultato. Il lettore di una macchina, il programmatore che scrive, l'astronauta in volo, la persona che accende un computer per la prima volta. È lo stesso sguardo che fa funzionare un'impresa digitale oggi.

02La grafica che si capisce senza istruzioni

Nel 1983 Susan Kare entra nel gruppo del Macintosh di Apple. Viene dalla scultura, non dall'informatica, e ha un compito che nessuno aveva mai affrontato così: disegnare le immagini di uno schermo fatto di puntini. Lo racconta lo Smithsonian: un collega le suggerisce di usare la carta a quadretti più piccola che trova. Lei delimita un quadrato di 32 per 32 quadretti e li colora uno a uno. Sua madre le aveva insegnato il ricamo a punto contato: lo stesso principio, la stessa griglia.

Da quei quadretti escono il Mac sorridente che saluta all'accensione, il cestino, il dischetto per salvare, il foglio con l'angolo piegato, la bomba degli errori. E il Chicago, il primo carattere di sistema del Mac, anche se prima di allora non aveva mai disegnato un carattere. Nel 2019 il Cooper Hewitt, il museo del design della Smithsonian, le ha dato il premio alla carriera.

8 × 8 quadretti, colorati uno a uno IL METODO DELLA GRIGLIA Ogni punto dello schermo è un quadretto: acceso o spento, niente vie di mezzo. Le prime icone del Mac stavano in 32 × 32 quadretti. Il vincolo obbliga a scegliere: resta solo quello che serve a capire al primo sguardo. 8 × 8 quadretti, colorati uno a uno IL METODO DELLA GRIGLIA Ogni punto dello schermo è un quadretto, acceso o spento. Le prime icone del Mac stavano in 32 × 32 quadretti: resta solo quello che si capisce al primo sguardo.
Tavola 16.2 — La lezione della griglia. Un'icona fatta di pochi quadretti non può permettersi niente di inutile: è il contrario della grafica che riempie lo spazio per sembrare ricca.

Il marchio come sistema, non come disegno

Paula Scher è socia dello studio Pentagram di New York dal 1991. Ha disegnato l'identità del Public Theater, che mescola la tipografia popolare a quella colta, e quelle di marchi come Citibank e Tiffany. Nel 2006 è stata la prima donna a ricevere la medaglia del Type Directors Club. Il suo lavoro mostra una cosa che ogni attività dovrebbe sapere: un marchio non è un logo, è un sistema di caratteri, colori e regole che si riconosce ovunque, sul manifesto come sullo schermo del telefono.

03Gli algoritmi: chi li guarda da vicino li migliora

Un algoritmo che impara dai dati è bravo quanto i dati da cui impara. Questa frase, oggi quasi scontata, è diventata scontata anche grazie al lavoro di alcune ricercatrici che hanno avuto il coraggio di misurare invece di fidarsi.

Dare alle macchine qualcosa da vedere

Fei-Fei Li, professoressa a Stanford, ha ideato ImageNet e la sfida che porta lo stesso nome: una grande raccolta di immagini catalogate e una gara per misurare quanto bene i programmi le riconoscono. È uno dei lavori da cui è partita la stagione dell'intelligenza artificiale che vediamo oggi. Ha fondato con altri l'istituto di Stanford per un'intelligenza artificiale centrata sulla persona, e ha cofondato AI4ALL, un'organizzazione per un'istruzione sull'IA aperta a tutti.

Misurare prima di fidarsi

Nel 2018 Joy Buolamwini e Timnit Gebru pubblicano uno studio, «Gender Shades», che mette alla prova tre sistemi commerciali di riconoscimento facciale. Usano un insieme di volti bilanciato per genere e tono della pelle. Il risultato: per gli uomini con la pelle chiara l'errore massimo era dello 0,8%; per le donne con la pelle scura arrivava al 34,7%. Lo stesso programma, presentato come preciso, sbagliava in modo molto diverso a seconda di chi aveva davanti.

ERRORE MASSIMO MISURATO NEL 2018 uomini, pelle chiara 0,8% donne, pelle scura 34,7% Tre sistemi commerciali, un insieme di volti bilanciato per genere e tono della pelle. ERRORE MASSIMO, 2018 uomini, pelle chiara 0,8% donne, pelle scura 34,7% Tre sistemi commerciali, volti bilanciati per genere e tono della pelle.
Tavola 16.3 — Lo stesso algoritmo, due risultati molto diversi. Misurare separatamente i gruppi di persone, invece di guardare solo la media, ha mostrato quello che la media nascondeva.

Buolamwini ha poi fondato l'Algorithmic Justice League, un'organizzazione che lavora per far conoscere a tutti gli effetti dell'intelligenza artificiale e per prevenirne i danni. La lezione per chi ha un'impresa è pratica: un dato medio non basta. Prima di affidare a un programma una decisione, si guarda come si comporta con tutti quelli che lo useranno.

I dati da dove vengono? Il modello cosa ha imparato? La prova gruppo per gruppo La scelta resta a una persona Prima di fidarti di un algoritmo, guardalo lavorare con tutti quelli che lo useranno. I dati da dove vengono? Il modello cosa ha imparato? La prova gruppo per gruppo La scelta resta a una persona Guardalo lavorare con tutti.
Tavola 16.4 — Quattro domande prima di fidarsi. Valgono per un riconoscimento facciale come per un programma che seleziona curriculum o assegna priorità ai clienti: dati, modello, prova separata, decisione umana.

Quiz

Chi ha fatto cosa

Scegli una risposta per ogni domanda: la spiegazione compare subito dopo.

  1. Chi scrisse, nel 1843, che una macchina avrebbe potuto lavorare anche su cose diverse dai numeri, perfino sulla musica?

    Ada Lovelace, nelle note alla traduzione dell'articolo di Menabrea sulla Macchina analitica di Babbage.

  2. Che cosa fa un compilatore, come l'A-0 di Grace Hopper?

    Il compilatore traduce quello che scrive la persona in istruzioni che la macchina esegue. L'A-0 è del 1952.

  3. Su quale griglia Susan Kare disegnava le prime icone del Macintosh?

    Un quadrato di 32 per 32 quadretti su carta millimetrata, colorati uno a uno come i punti dello schermo.

  4. Che cosa ha mostrato lo studio «Gender Shades» del 2018?

    Errore massimo dello 0,8% per gli uomini con la pelle chiara, fino al 34,7% per le donne con la pelle scura.

04I numeri di oggi, e la direzione in cui vanno

Le storie contano, ma chi fa impresa vuole anche i numeri. Eccoli, presi dalle fonti ufficiali e senza arrotondamenti di comodo.

UNIONE EUROPEA, 2025 19,5% degli specialisti ICT sono donne +3 punti rispetto al 2015 ROMANIA, 2025 27,8% degli specialisti ICT sono donne la quota più alta dell'Unione ITALIA, 2023 22,2% delle imprese sono guidate da donne 27.298 nell'informazione e ICT Fonti: Eurostat (maggio 2026), Unioncamere (marzo 2024). UNIONE EUROPEA, 2025 19,5% degli specialisti ICT sono donne +3 punti rispetto al 2015 ROMANIA, 2025 27,8% degli specialisti ICT sono donne la quota più alta dell'Unione ITALIA, 2023 22,2% delle imprese sono guidate da donne 27.298 nell'informazione e ICT Fonti: Eurostat, Unioncamere.
Tavola 16.5 — Tre numeri da tenere a mente. Una specialista ICT su cinque in Europa è donna, e la quota cresce; la Romania è il paese dell'Unione dove le donne pesano di più nel digitale; in Italia più di un'impresa su cinque è guidata da una donna.

Europa: meno di una su cinque, ma in crescita

Secondo Eurostat, nel 2025 nell'Unione europea lavoravano come specialisti ICT 10,45 milioni di persone, il 5% degli occupati. Le donne erano il 19,5%, tre punti percentuali in più rispetto al 2015. La Commissione europea mette il dato accanto a un altro: le donne sono il 51% della popolazione europea, e fra i laureati nelle materie scientifiche e tecnologiche una persona su tre è donna. Lo spazio per crescere è enorme, e l'Unione segue ogni anno i progressi con un indice dedicato, il Women in digital index.

Romania: il paese dove le donne pesano di più

Il dato che più mi riguarda da vicino, lavorando fra Italia e Romania: nel 2025 la Romania è il paese dell'Unione con la quota più alta di donne fra gli specialisti ICT, il 27,8%. Seguono Lettonia e Bulgaria. È un dato che in Italia si conosce poco, e che racconta una tradizione di formazione tecnica femminile solida.

Italia: oltre un milione e trecentomila imprese femminili

Unioncamere conta in Italia, alla fine del 2023, 1.325.270 imprese femminili, il 22,2% di tutte le imprese. Di queste, 27.298 lavorano nei servizi di informazione e comunicazione, il settore del digitale, e nel 2023 sono cresciute. E c'è un segnale che guarda avanti: fra le imprese femminili, il 10,6% è guidato da donne sotto i 35 anni, contro il 7,9% delle altre imprese.

I numeri non dicono che il digitale è un mondo per pochi. Dicono che è un mondo dove c'è ancora molto posto.

05La forza che serve: visione, metodo, sguardo critico

Ho raccontato pioniere famose, ma la forza di cui parlo non è da museo. È quella che vedo ogni giorno nelle imprenditrici che lavorano con me: la titolare di un locale che vuole il menù aggiornato dal telefono, la professionista che decide di avere un sito suo invece di affidarsi solo ai social, la sposa che prepara l'invito per i suoi ospiti in due lingue. Si può scomporre in tre capacità, e tutte e tre si imparano.

1

Visione

Vedere il risultato prima che esista e saperlo descrivere: chi lo userà, che problema risolve, come si capirà che funziona. È quello che fece Lovelace con una macchina che nessuno aveva ancora costruito.

2

Metodo

Trasformare la visione in passi verificabili. Hamilton prevedeva gli errori prima che accadessero; Kare lavorava dentro una griglia. Le regole chiare non tolgono creatività: la rendono affidabile.

3

Sguardo critico

Non fidarsi di un numero solo perché è scritto da un computer. Buolamwini ha misurato invece di credere. Nell'impresa vuol dire chiedere sempre: su quali dati, provato con chi?

4

Proprietà

Tenere in mano gli strumenti del proprio lavoro: il dominio, il sito, i dati dei clienti. Una visione che vive su una piattaforma altrui può essere spenta da altri.

Nel digitale di tutti i giorni

Tradotte nella pratica di un'impresa, queste capacità diventano scelte concrete:

  • Un sito tuo, con il tuo dominio, invece di una vetrina solo sui social: ne parlo nel capitolo su sito o social network.
  • Farsi trovare da chi ti cerca vicino, con la scheda dell'attività curata: è il tema della SEO locale.
  • Parlare la lingua dei clienti, anche quando sono due: il capitolo sul sito in due lingue spiega come.
  • Usare l'intelligenza artificiale con giudizio, sapendo dove aiuta e dove serve una persona che conosce il mestiere: ne parlo nel capitolo su professionista, IA e page builder.

Le parole del capitolo

Il vocabolario delle pioniere

Tocca una carta per girarla.

Mettiti alla prova

La tua impresa nel digitale: a che punto sei?

06Zenith, da imprenditrice del digitale

Scrivo questo capitolo in prima persona perché mi riguarda. Zenith Develop è la mia impresa: progetto e scrivo software, siti e app, fra Venezia e la Romania. Non racconto le pioniere per mettermi accanto a loro, ma perché le loro idee sono gli attrezzi che uso ogni giorno.

Vero o falso?

Cinque cose che si sentono dire

Decidi se ogni affermazione è vera o falsa.

  • Il primo algoritmo pubblicato pensato per una macchina porta la firma di una donna.

    Le note di Ada Lovelace del 1843 contengono la prima descrizione pubblica di una sequenza di passi per la Macchina analitica.

  • In Europa la quota di donne fra gli specialisti ICT è ferma da dieci anni.

    È salita di tre punti dal 2015 al 2025, fino al 19,5%, secondo Eurostat.

  • Fra i paesi dell'Unione, la Romania ha la quota più alta di donne fra gli specialisti ICT.

    Nel 2025 il 27,8%, il valore più alto dell'Unione, davanti a Lettonia e Bulgaria.

  • Un algoritmo preciso in media è preciso con tutti.

    Lo studio Gender Shades ha mostrato errori massimi dallo 0,8% al 34,7% a seconda del gruppo di persone.

  • Per disegnare icone famose servono per forza studi di informatica.

    Susan Kare veniva dalla scultura e aveva imparato la griglia dal ricamo a punto contato.

Domande frequenti

Quante sono le donne che lavorano nel digitale in Europa?

Secondo Eurostat, nel 2025 le donne erano il 19,5% degli specialisti ICT nell'Unione europea, tre punti in più rispetto al 2015. La quota più alta è quella della Romania, con il 27,8%.

Quante imprese femminili ci sono in Italia?

Unioncamere ne contava 1.325.270 alla fine del 2023, il 22,2% di tutte le imprese italiane. Di queste, 27.298 lavorano nei servizi di informazione e comunicazione.

Chi è considerata la prima programmatrice della storia?

Ada Lovelace, che nel 1843 pubblicò nelle note a un articolo sulla Macchina analitica di Babbage la prima descrizione pubblica di una sequenza di passi per far risolvere un problema a una macchina.

Chi ha disegnato le icone del primo Macintosh?

Susan Kare, entrata in Apple nel 1983. Disegnò il Mac sorridente, il cestino, il dischetto e altre icone su una griglia di 32 per 32 quadretti, oltre al carattere Chicago.

Che cos'è il bias di un algoritmo?

È una distorsione sistematica: l'algoritmo funziona bene con alcuni gruppi di persone e peggio con altri, spesso perché i dati da cui ha imparato erano sbilanciati. Lo studio Gender Shades del 2018 ne ha misurato un esempio nel riconoscimento facciale.

Da dove comincio per portare la mia attività nel digitale?

Da una descrizione chiara dei tuoi clienti e da strumenti che restano tuoi: un dominio intestato a te, un sito tuo, i dati dei clienti in un posto che controlli. Poi si aggiunge un passo alla volta.

Fonti

  1. Eurostat, «Number of ICT specialists in the EU continues to grow» (maggio 2026): 10,45 milioni di specialisti ICT nel 2025, quota di donne del 19,5%, +3 punti dal 2015, Romania al 27,8% (in inglese).
  2. Commissione europea, «Women in digital»: donne al 51% della popolazione, una laureata su tre nelle materie STEM, il Women in digital index (in inglese).
  3. Unioncamere, comunicato sulle imprese femminili 2023 (marzo 2024): 1.325.270 imprese, 22,2% del totale, 27.298 nei servizi di informazione e comunicazione, 10,6% guidate da under 35.
  4. Computer History Museum, «Ada Lovelace»: la traduzione dell'articolo di Menabrea, le note del 1843, la macchina che agisce su cose diverse dai numeri (in inglese).
  5. Centre for Computing History, «Grace Hopper completes the A-0 Compiler» e Computer History Museum, intervista a Grace Hopper: l'A-0 del 1952, FLOW-MATIC e il COBOL (in inglese).
  6. MIT News, Margaret Hamilton e la Medaglia presidenziale della libertà (novembre 2016) (in inglese).
  7. Smithsonian Magazine, come Susan Kare ha disegnato le icone del primo Macintosh e Computer History Museum, profilo di Susan Kare (in inglese).
  8. Pentagram, «Paula Scher»: socia dal 1991, Public Theater, Citibank, Tiffany, medaglia del Type Directors Club 2006 (in inglese).
  9. Stanford University, profilo di Fei-Fei Li: ImageNet, Stanford HAI, AI4ALL (in inglese).
  10. Buolamwini e Gebru, «Gender Shades», Proceedings of Machine Learning Research, 2018: errori fino al 34,7% contro lo 0,8% (in inglese); Algorithmic Justice League.

Capitolo aggiornato a ottobre 2026. Tutti i numeri vengono dalle fonti qui sopra; dove la fonte indica un anno, l'anno è riportato accanto al dato.

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