In questo capitolo
01Il giorno in cui cambi fornitore
Finché tutto va bene, nessuno si chiede di chi sia il sito. Il fornitore lo ha fatto, lo tiene acceso, lo aggiorna; tu paghi e lavori. La domanda arriva il giorno in cui qualcosa cambia: il fornitore chiude l'attività, alza i prezzi, smette di rispondere, oppure semplicemente ne hai trovato uno che fa al caso tuo. Quel giorno scopri, tutto insieme, che cosa è davvero tuo.
Una scena che si ripete spesso: un'attività vuole rifare il sito con un nuovo fornitore. Chiede al vecchio di «passare il dominio», e scopre che il dominio è intestato all'agenzia. Chiede «i file del sito», e riceve un archivio che senza il programma con cui è stato costruito non serve a niente. Chiede «l'elenco dei clienti registrati», e le viene risposto che non è previsto. Nessuno ha fatto niente di illegale: semplicemente, nessuno l'aveva scritto.
Questo capitolo serve a non arrivare impreparati a quel giorno. Non è un elenco di sospetti verso chi sviluppa software, anzi: un fornitore serio è il primo a volere che queste cose siano chiare. È un elenco di domande da fare prima, quando chiederle costa una riga di preventivo e non una lite.
Tu sapresti rispondere oggi, senza telefonare a nessuno, a questa domanda: se domani volessi cambiare fornitore, cosa ti porteresti via?
02Sei beni, sei intestatari possibili
Quando si dice «il mio sito» si parla in realtà di sei cose diverse, che si comprano, si registrano e si proteggono in modi diversi. Ognuna può essere intestata a te, al fornitore o a un terzo.
- Il dominio: l'indirizzo, registrato a nome di qualcuno in un registro pubblico.
- Il server: lo spazio in cui il sito gira, con un contratto di hosting e delle credenziali di amministrazione.
- Il codice sorgente: il software scritto per te, protetto dal diritto d'autore.
- I dati: clienti, ordini, prenotazioni, contenuti caricati negli anni. Spesso valgono più del sito stesso.
- Gli account: la scheda dell'attività su Google, gli strumenti di statistica, la console di Google per i siti, i profili social, la posta, il conto del servizio di pagamento.
- I contenuti: testi, fotografie, logo, video. Anche questi hanno un autore, e una foto presa da un archivio a pagamento ha una licenza che non sempre si trasferisce.
Vediamoli uno per uno, partendo da quello che si perde più spesso.
03Il dominio: conta il nome scritto nel registro
Per i domini che finiscono in .it esiste un Registro pubblico, gestito dall'Istituto di informatica e telematica del CNR di Pisa. Nel Registro ogni dominio ha un Registrante, cioè il titolare del nome a dominio. Le operazioni tecniche le esegue un Registrar: l'azienda (provider, agenzia, hosting) a cui ti rivolgi per registrare e rinnovare.
La distinzione è tutta qui, ed è decisiva: il dominio è di chi risulta Registrante, non di chi lo paga e non di chi lo usa. Se quando il sito è stato fatto il fornitore ha registrato il dominio a nome della sua agenzia «per comodità», il titolare è l'agenzia. Il Registro stesso spiega che una semplice modifica dei dati non può cambiare il soggetto assegnatario del dominio: per cambiarlo serve un'operazione apposita di cambio del Registrante.
Il codice AuthInfo, la chiave di casa
Per modificare un dominio .it, e in particolare per cambiare Registrar o Registrante, serve il codice AuthInfo: una specie di password del dominio, che il Registrar rilascia al Registrante al momento della registrazione. Se lo hai perso, lo chiedi al Registrar; il Registro interviene solo se il Registrar non è rintracciabile o si rifiuta di consegnarlo.
Tre controlli da fare oggi, in cinque minuti
- Cerca il tuo dominio nel WHOIS del Registro (per i
.itsi trova sul sito nic.it): controlla chi risulta Registrante. - Controlla la data di scadenza e chi riceve gli avvisi di rinnovo. Un dominio non rinnovato per una mail finita nello spam di un ex collaboratore torna libero, e qualcun altro può registrarlo.
- Chiedi il codice AuthInfo e conservalo in un posto sicuro, come una password. Come si custodiscono bene le chiavi lo spiego nel capitolo su password, due fattori e passkey.
Come funziona il dominio dal punto di vista tecnico, cioè DNS, record e certificato HTTPS, lo trovi nel capitolo su cosa succede quando qualcuno scrive il tuo indirizzo. Una regola pratica che viene da lì: il dominio può stare da un fornitore e il sito da un altro, perché basta cambiare i record DNS. Per questo non c'è nessuna ragione tecnica per cui il dominio debba essere intestato a chi ti fa il sito.
Vero o falso?
Il dominio e il codice: cosa è vero davvero
Per ogni frase scegli vero o falso, poi leggi la spiegazione.
Se pago io il rinnovo, il dominio è mio.
Il dominio è di chi risulta Registrante nel registro. Chi paga la fattura non conta, se il nome scritto è un altro.
Il dominio può stare da un fornitore e il sito da un altro.
Basta che i record DNS del dominio puntino al server giusto. È anzi una buona abitudine.
Il software scritto da un fornitore esterno diventa automaticamente del cliente che lo paga.
Il passaggio automatico la legge lo prevede per i dipendenti. Con un fornitore esterno decide il contratto: cessione dei diritti o licenza d'uso.
Senza il codice AuthInfo non si può cambiare Registrar a un dominio .it.
Il codice è necessario per le modifiche. Lo rilascia il Registrar al Registrante; se manca, si chiede a lui.
I file HTML scaricati dal sito sono il suo codice sorgente completo.
Quello che arriva nel browser è il risultato. Il sorgente comprende anche la parte che gira sul server, il database e le istruzioni per rimetterlo in piedi.
04Il codice sorgente: di chi è quello che è stato scritto per te
Per la legge italiana sul diritto d'autore, la 633 del 1941, i programmi per elaboratore sono opere protette, come i libri. Chi li scrive ne è autore, e ha il diritto di decidere chi può usarli, copiarli e modificarli.
La legge prevede un'eccezione per il software scritto dal lavoratore dipendente nell'esercizio delle sue mansioni o su istruzioni del datore di lavoro: in quel caso, salvo patto contrario, i diritti di utilizzazione economica sono del datore di lavoro (articolo 12-bis). Per chi si affida a un fornitore esterno, un'agenzia o un professionista, questo passaggio automatico non c'è: decide il contratto.
Licenza d'uso
- Il fornitore resta titolare del codice.
- Tu hai il diritto di usarlo, alle condizioni scritte.
- Normale per i prodotti già pronti e usati da molti clienti.
- Va chiarito: per quanto tempo, cosa succede se il fornitore smette, se ricevi i sorgenti.
Cessione dei diritti
- I diritti di sfruttamento economico passano a te.
- Puoi farlo modificare a chi vuoi, anche a un altro fornitore.
- Tipica del software sviluppato su misura e pagato per intero.
- Va accompagnata dalla consegna effettiva dei sorgenti e della documentazione.
Nessuna delle due è «giusta» in assoluto. Un gestionale già pronto, usato da molte attività e adattato alla tua, è quasi sempre concesso in licenza: il fornitore lo migliora per tutti e tu ne approfitti. Un software scritto da zero solo per te, invece, ha senso che diventi tuo. Quello che conta è che la scelta sia scritta, e che sia coerente con il prezzo.
Cosa vuol dire, in pratica, «consegnare il codice»
Un archivio di file non basta. Una consegna che serve davvero a un altro sviluppatore comprende:
- i sorgenti completi, compresa la parte che gira sul server, non solo le pagine visibili;
- la struttura del database e gli script per crearlo da zero;
- le istruzioni per rimettere in piedi il sistema su un altro server: versioni dei programmi, configurazione, variabili;
- l'elenco delle librerie di terze parti usate e delle loro licenze: molte sono open source e libere, alcune hanno condizioni da rispettare, altre sono a pagamento e vanno rinnovate;
- possibilmente l'accesso al repository, cioè all'archivio che conserva tutta la storia delle modifiche.
La qualità di questa consegna dipende da come è stato scritto il software fin dal primo giorno: codice ordinato, documentato, senza scorciatoie che solo chi le ha prese sa ritrovare. È il tema del capitolo sul valore di un professionista del codice: un codice pulito è anche un codice che si può consegnare.
L'escrow, quando il software è in licenza
Se il software resta del fornitore ma per la tua attività è vitale, esiste una soluzione di mezzo: il deposito a garanzia del codice, detto escrow. Il fornitore deposita periodicamente i sorgenti presso un terzo (un notaio o un servizio specializzato), e il contratto stabilisce in quali casi il deposito ti viene consegnato, per esempio se il fornitore cessa l'attività. Tu non ricevi il codice finché va tutto bene, ma non resti a mani vuote se va male.
Le parole del capitolo
Il vocabolario di chi firma un preventivo
Tocca una carta per girarla.
05I dati: il bene che vale di più e si dimentica sempre
Dopo qualche anno, l'archivio dei clienti, degli ordini, delle prenotazioni e dei contenuti caricati vale spesso più del sito che lo contiene. Il sito si può rifare in qualche settimana; dieci anni di storia dei clienti no. Eppure è la cosa che si controlla meno.
Le quattro domande sui dati
- Posso esportarli quando voglio? Da un pannello, o su richiesta in tempi scritti, senza costi a sorpresa.
- In che formato? Un formato aperto (CSV per le tabelle, un dump SQL per il database, JSON per i dati strutturati) si legge con qualunque programma. Un formato proprietario lega al fornitore che lo ha inventato.
- Chi fa i backup, dove li tiene, e io posso averne una copia? Il backup che sta solo dal fornitore protegge dai guasti, non dalla fine del rapporto. Come si fa un backup che regge davvero lo spiego nel capitolo sul backup aziendale e la regola del 3-2-1.
- Dove stanno fisicamente? In quale Paese sono i server: per i dati personali dei tuoi clienti fa differenza, perché il trasferimento fuori dall'Unione europea ha regole precise.
Il contratto che il GDPR rende obbligatorio
Se il fornitore conserva o tratta dati personali dei tuoi clienti per conto tuo (il gestionale con l'anagrafica, il portale con gli account, la piattaforma delle prenotazioni), per il Regolamento europeo sulla protezione dei dati tu sei il titolare del trattamento e lui è responsabile del trattamento. Il GDPR, all'articolo 28, richiede che questo rapporto sia regolato da un contratto o da un altro atto scritto: cosa può fare con i dati, come li protegge, e cosa succede alla fine del servizio, cioè restituzione o cancellazione.
C'è poi la portabilità dell'articolo 20: è il diritto delle persone di ricevere i propri dati in un formato strutturato e leggibile da una macchina, e di trasmetterli a un altro titolare. È pensato per i singoli (i tuoi clienti), non per le aziende fra loro: per i dati della tua attività, la garanzia la dà il contratto. Ma un fornitore che sa rispondere alla portabilità dei tuoi clienti, di solito, sa anche esportare tutto il resto. Cosa chiede il GDPR al sito di una piccola attività lo trovi nel capitolo su GDPR e cookie.
06Il server e gli account: a nome di chi, con quali chiavi
Il server su cui gira il sito ha un contratto con un fornitore di hosting o di VPS. La domanda è la stessa del dominio: a nome di chi è il contratto, e chi ha le credenziali di amministrazione. Non c'è niente di strano se a gestire il server è il tuo sviluppatore: è il suo mestiere. Ma è bene che il contratto sia intestato all'attività, o che sia scritto come e quando le credenziali ti vengono consegnate. Le differenze fra hosting condiviso e VPS, e chi deve amministrare cosa, sono nel capitolo sull'infrastruttura web professionale.
Gli account che nessuno ricorda di aver creato
Intorno a un sito nascono molti account, spesso creati in fretta dal fornitore il giorno della messa online:
- la scheda dell'attività su Google e sulle mappe;
- gli strumenti di statistica delle visite e la console di Google per i siti;
- la posta con il dominio aziendale;
- i profili social e le pagine aziendali collegate;
- il conto del servizio di pagamento online, che riceve i soldi: questo, più di tutti, deve essere tuo dal primo giorno;
- gli abbonamenti a temi, plugin, librerie o servizi esterni pagati con una carta qualunque.
La regola è semplice: ogni account va creato con un indirizzo email dell'attività e la titolarità deve essere tua; il fornitore viene aggiunto come utente o amministratore, e si toglie quando il rapporto finisce. Tienine un elenco con indirizzo, servizio, a chi è intestato e chi ha accesso. È il documento che userai il giorno del trasloco.
Un'uscita pulita, in cinque mosse
1
Inventario
L'elenco dei sei beni: dove sono, a nome di chi, chi ha le chiavi.
2
Dati
Un'esportazione completa in formato aperto, verificata aprendola davvero.
3
Codice
Sorgenti, database, istruzioni di installazione e licenze delle librerie.
4
Dominio
Codice AuthInfo e, se serve, cambio del Registrante prima del cambio di Registrar.
5
Accessi
Password cambiate, utenti del vecchio fornitore rimossi, posta verificata.
07Leggere un preventivo con le domande giuste
Tutto quello che abbiamo visto si decide in un documento solo: il preventivo, con le condizioni che lo accompagnano. Di solito si guarda la riga del totale e i tempi di consegna. Le righe che contano per la proprietà sono altre, e spesso non ci sono: allora vanno chieste.
| Domanda | La risposta che vuoi leggere | Il campanello d'allarme |
|---|---|---|
| A chi è intestato il dominio? | alla tua attività, come Registrante | «lo teniamo noi, è più comodo» |
| Il codice è mio o in licenza? | scritto chiaramente, con la consegna dei sorgenti se è ceduto | nessuna parola sul tema |
| Posso esportare i dati? | sì, in formato aperto, in tempi e costi scritti | «non è previsto» o solo in un formato del fornitore |
| Cosa costa ogni anno? | voci separate: dominio, server, manutenzione, licenze | un canone unico senza dettaglio |
| Chi tratta i dati dei miei clienti? | un contratto da responsabile del trattamento (art. 28 GDPR) | «la privacy non ci riguarda» |
| Cosa succede se ci lasciamo? | un elenco di cosa ricevi e in quanto tempo | la domanda mette in imbarazzo |
Il costo vero è quello di cinque anni
Due preventivi con lo stesso totale possono avere costi molto diversi nel tempo. Uno include dominio e server intestati a te, con un canone di manutenzione chiaro; l'altro costa poco all'inizio ma lega l'attività a una piattaforma da cui uscire è caro. Per confrontarli si somma tutto quello che si paga in cinque anni: sviluppo, rinnovi, server, manutenzione, licenze di terze parti, e il costo stimato di un eventuale trasloco. Il preventivo più basso oggi non sempre è il più basso domani.
Quiz
Di chi è il tuo sito?
Scegli una risposta per ogni domanda: la spiegazione compare subito.
Chi è il titolare di un dominio .it?
Nel Registro conta il nome del Registrante. Pagamenti e lavoro fatto non cambiano la titolarità.
Un'agenzia esterna ti scrive un software su misura. Di chi sono i diritti?
Il passaggio automatico vale per i dipendenti. Con un fornitore esterno si scrive nel contratto: cessione o licenza.
Quale formato rende i dati davvero esportabili?
I formati aperti si leggono con qualunque programma. Un PDF si legge, ma non si reimporta in un altro gestionale.
Il fornitore gestisce l'anagrafica dei tuoi clienti. Cosa chiede il GDPR?
L'articolo 28 del GDPR richiede un atto scritto che regoli cosa il fornitore fa con i dati e cosa succede a fine servizio.
Mettiti alla prova
Sai di chi è il tuo sito?
Domande frequenti
Come faccio a sapere a chi è intestato il mio dominio?
Con una ricerca WHOIS: per i domini .it si fa sul sito del Registro, nic.it. Il dato da guardare è il Registrante, che è il titolare del nome a dominio.
Il dominio è intestato all'agenzia che mi ha fatto il sito: cosa faccio?
Chiedi all'agenzia, che è anche il Registrar o lo conosce, di eseguire il cambio del Registrante a nome della tua attività. È un'operazione prevista dalle regole del Registro e si fa passando dal Registrar.
Se ho pagato il sito, il codice è automaticamente mio?
No. Il software è protetto dal diritto d'autore e il passaggio automatico dei diritti la legge lo prevede per i dipendenti. Con un fornitore esterno vale quello che dice il contratto: cessione dei diritti oppure licenza d'uso.
Cos'è l'escrow del codice?
È il deposito periodico dei sorgenti presso un terzo, che li consegna al cliente solo nei casi previsti dal contratto, per esempio se il fornitore cessa l'attività. È utile quando il software resta in licenza ma è vitale per l'attività.
Il fornitore deve firmare qualcosa per la privacy?
Sì, se tratta dati personali dei tuoi clienti per conto tuo: il GDPR, all'articolo 28, richiede un contratto o un atto scritto che lo nomini responsabile del trattamento e regoli cosa può fare con i dati e cosa succede alla fine del servizio.
Ogni quanto dovrei esportare i dati?
Con una frequenza proporzionata a quanto cambiano: per un gestionale usato ogni giorno, un'esportazione periodica in formato aperto conservata fuori dal fornitore è una buona abitudine, in aggiunta ai backup del server.
Fonti
- Registro .it, «Modificare un dominio»: Registrante, Registrar, codice AuthInfo e cambio del titolare.
- Registro .it, ricerca WHOIS: i dati di registrazione dei domini .it.
- Legge 22 aprile 1941, n. 633: la protezione del diritto d'autore, compresi i programmi per elaboratore e l'articolo 12-bis.
- Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR): articolo 20 sulla portabilità e articolo 28 sul responsabile del trattamento.
- Garante per la protezione dei dati personali, «Diritto alla portabilità»: come funziona il diritto e le linee guida europee.
Capitolo aggiornato a ottobre 2026. Serve a orientarsi e a fare le domande giuste prima di firmare, non sostituisce il parere di un avvocato: per un contratto di sviluppo o di licenza importante, conviene farlo leggere a chi se ne occupa per mestiere.