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Capitolo 10 · Codice e sicurezza

Password, autenticazione a due fattori e passkey in azienda

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Capitolo 10 · Codice e sicurezza

Password, autenticazione a due fattori e passkey in azienda

Non serve un esperto di sicurezza per chiudere la porta più usata dagli attacchi. Servono tre abitudini e gli strumenti giusti, spiegati senza paura.

17 minuti di lettura 6 tavole disegnate 4 prove

In questo capitolo
  1. La porta più usata
  2. Le regole nuove
  3. Il gestore di password
  4. I fattori di autenticazione
  5. Come funziona una passkey
  6. La mappa degli accessi
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

01La porta più usata dagli attacchi è una password

Nei film gli attacchi informatici sono schermi neri pieni di codice e qualcuno che «buca» un sistema in pochi secondi. Nella realtà di un negozio, di uno studio o di una piccola azienda, l'attacco più comune è molto meno spettacolare: qualcuno entra con le chiavi. Una password indovinata, una password rubata da un altro sito, una password consegnata senza accorgersene a una pagina finta.

Una scena che si ripete spesso. Il titolare di un negozio usa da anni la stessa password per la mail, per il gestionale e per il sito dove ordina la merce. Un giorno quel sito di forniture subisce una violazione e l'elenco degli utenti finisce in vendita. Nessuno avvisa il titolare. Dopo qualche settimana qualcuno entra nella sua casella email, legge le fatture, scrive ai clienti con l'IBAN cambiato. Nessuno ha «bucato» niente: la chiave era la stessa per tutte le porte.

Le quattro tecniche più comuni

  • Phishing. Una mail, un SMS o un messaggio che imita la banca, il corriere, il fornitore, il gestore della posta, e porta a una pagina identica a quella vera dove si inserisce la password. Ne parlo anche nel capitolo sull'email aziendale professionale, perché la difesa comincia dalla posta.
  • Credential stuffing, il «riempimento di credenziali»: chi ha rubato l'elenco di email e password di un sito le prova automaticamente su centinaia di altri servizi. Funziona perché tante persone riusano la stessa password.
  • Password spraying: invece di provare mille password su un account, se ne prova una molto comune, come il nome dell'azienda seguito dall'anno, su tutti gli account dell'organizzazione.
  • Password indovinate: date di nascita, nomi dei figli, il nome del negozio, «Estate2026!». Un programma le prova in pochi secondi partendo da quello che si trova sui social.
Sito A violato: elenco rubato EMAIL + PASSWORD anche la tua, se l'hai usata lì La tua email Il gestionale La banca PROVA AUTOMATICA Stessa password ovunque: una sola violazione, in un sito che non è nemmeno il tuo, apre tutte le porte. Sito A violato: elenco rubato EMAIL + PASSWORD PROVA AUTOMATICA La tua email Il gestionale La banca Stessa password ovunque: una violazione apre tutte le porte.
Tavola 10.1 — Il credential stuffing. Le credenziali rubate da un sito qualunque vengono provate in automatico su tutti gli altri: chi usa una password diversa per ogni servizio è immune a questo attacco.

Per sapere se un tuo indirizzo email è comparso in una violazione nota esiste un servizio pubblico e gratuito, Have I Been Pwned: si inserisce l'indirizzo e si scopre in quali elenchi rubati compare. Se la risposta è sì, la password usata su quel sito va considerata pubblica, e va cambiata ovunque fosse la stessa.

02Le password: le regole sono cambiate

Per anni ci hanno insegnato che una password sicura deve avere una maiuscola, un numero, un simbolo e va cambiata ogni tre mesi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: password corte, prevedibili, scritte su un post-it e cambiate aggiungendo un numero in fondo. «Marco2025!» diventa «Marco2026!».

Le linee guida del NIST, l'istituto statunitense che scrive gli standard sull'identità digitale usati come riferimento in tutto il mondo, nella versione definitiva pubblicata nel 2025 dicono cose molto diverse:

  • conta la lunghezza: almeno 15 caratteri quando la password è l'unico modo per entrare, almeno 8 quando è accompagnata da un secondo fattore; i servizi dovrebbero accettarne almeno 64;
  • niente regole di composizione obbligatorie: non si deve imporre di mescolare maiuscole, numeri e simboli;
  • niente cambi periodici forzati: la password si cambia quando c'è un segno che sia stata compromessa, non per calendario;
  • ogni password nuova va confrontata con un elenco di password comuni, prevedibili o già comparse in violazioni, e rifiutata se c'è dentro;
  • i servizi devono permettere i gestori di password e il riempimento automatico, e dovrebbero permettere di incollare la password.
CORTA E COMPLICATA P@ssw0rd! difficile da ricordare per te, nota a chi prova le varianti più comuni lunghezza: 9 caratteri LUNGA E SEMPLICE tavolo pioggia limone trentuno facile da ricordare per te, molte più combinazioni da provare lunghezza: 30 caratteri NIST SP 800-63B: almeno 15 caratteri se la password è l'unico fattore, nessun simbolo obbligatorio, nessuna scadenza forzata. Esempio a scopo illustrativo: non usare frasi pubblicate da nessuna parte. CORTA E COMPLICATA P@ssw0rd! difficile da ricordare per te, nota a chi prova le varianti comuni lunghezza: 9 caratteri LUNGA E SEMPLICE tavolo pioggia limone trentuno facile da ricordare per te, molte più combinazioni da provare lunghezza: 30 caratteri NIST: almeno 15 caratteri se è l'unico fattore, niente simboli obbligatori.
Tavola 10.2 — Lunghezza contro complicazione. Una frase di parole a caso è più facile da ricordare e molto più lunga di una parola piena di simboli. Le frasi qui sono solo esempi: una password pubblicata, anche in una guida, non va mai usata.

Come si costruisce una buona password, quando serve ricordarla

Le password da ricordare a memoria dovrebbero essere pochissime: quella del computer, quella del gestore di password, quella della casella email principale. Per queste funziona bene una frase di più parole scelte a caso, che non abbiano legame fra loro né con te: quattro o cinque parole sono già più di venti caratteri. Tutte le altre password non vanno ricordate: le genera e le custodisce il gestore.

Vero o falso?

Le password: miti e regole vere

Per ogni affermazione scegli vero o falso: la spiegazione compare subito.

  • Cambiare la password ogni tre mesi la rende più sicura.

    Le linee guida NIST vietano i cambi periodici forzati: portano a password prevedibili. Si cambia quando c'è un segno di compromissione.

  • Una frase di quattro parole a caso può essere più sicura di una parola corta piena di simboli.

    La lunghezza moltiplica le combinazioni da provare molto più dei simboli, e una frase si ricorda meglio.

  • Se una password è molto lunga e complicata, si può usare per più servizi.

    Se un solo servizio subisce una violazione, quella password finisce in un elenco e viene provata ovunque, per quanto sia lunga.

  • Un sito serio dovrebbe permettere di incollare la password.

    Bloccare l'incolla ostacola i gestori di password, cioè lo strumento che rende possibili password lunghe e uniche.

  • Con l'autenticazione a due fattori la password non conta più niente.

    Il secondo fattore è una seconda serratura, non un sostituto: una password debole resta un rischio, soprattutto se il secondo fattore è un SMS.

03Il gestore di password: una cassaforte, una chiave

Una password diversa e lunga per ogni servizio è impossibile da ricordare. È per questo che esistono i gestori di password: programmi che custodiscono tutte le credenziali in una cassaforte cifrata, che si apre con una sola password principale, possibilmente accompagnata da un secondo fattore.

1 password la sola da ricordare Cassaforte cifrata email · password unica banca · password unica gestionale · password unica fornitori · password unica Genera password lunghe e diverse, e le inserisce solo sul sito a cui appartengono. 1 password la sola da ricordare Cassaforte cifrata email · unica banca · unica gestionale · unica fornitori · unica Password lunghe e diverse, inserite solo sul sito a cui appartengono.
Tavola 10.3 — La cassaforte delle password. Si ricorda una password sola, lunga e protetta da un secondo fattore; tutte le altre le genera e le custodisce il gestore.

Perché è più sicuro, non meno

L'obiezione più comune è: «e se rubano la cassaforte?». La cassaforte è cifrata con una chiave che deriva dalla password principale, e i buoni gestori sono costruiti in modo che nemmeno chi fornisce il servizio possa leggerne il contenuto. In cambio, si ottengono tre vantaggi concreti:

  • password uniche per ogni servizio: una violazione altrove non apre più niente da te;
  • password lunghe generate a caso, impossibili da indovinare;
  • una difesa in più contro il phishing: il gestore propone la password solo sull'indirizzo a cui appartiene. Se su una pagina che sembra la tua banca il gestore non suggerisce niente, è un campanello d'allarme.

In azienda: la cassaforte condivisa

Molti gestori hanno una versione per i gruppi di lavoro: le credenziali comuni, come l'account del corriere o il pannello del sito, stanno in cartelle condivise solo con chi ne ha bisogno. Quando un collaboratore va via, si toglie l'accesso alla cartella, invece di dover ricordare tutte le password che conosceva. È molto meglio del foglio Excel «password.xlsx» sul desktop, che è ancora la soluzione più diffusa nelle piccole attività.

04Due fattori: perché una password sola non basta

L'autenticazione a due fattori (in inglese 2FA, o più in generale MFA, multifattore) chiede due prove di identità di natura diversa. Le prove possibili sono di tre tipi:

  • qualcosa che sai: una password, un PIN;
  • qualcosa che hai: il telefono, una chiave di sicurezza USB, una tessera;
  • qualcosa che sei: l'impronta digitale, il volto.

Il principio è semplice: chi ruba la password da una pagina di phishing o da un elenco violato non ha anche il tuo telefono in tasca. Ma non tutti i secondi fattori resistono allo stesso modo.

Solo password una sola barriera Codice SMS meglio di niente, ma intercettabile App o notifica codice che cambia, ma ingannabile Passkey o chiave USB resiste al phishing: risponde solo al sito vero PIÙ RESISTENTE AL PHISHING DAL PIÙ RESISTENTE Passkey o chiave USB risponde solo al sito vero App o notifica codice che cambia, ma ingannabile Codice SMS intercettabile Solo password una sola barriera AL PIÙ DEBOLE
Tavola 10.4 — La scala dei secondi fattori. Ogni gradino è meglio di quello sotto; solo l'ultimo, quello delle passkey e delle chiavi di sicurezza, resiste anche a una pagina di phishing ben fatta.
MetodoCome funzionaPunto deboleQuando usarlo
Codice via SMSun codice arriva per messaggioil numero si può dirottare con un cambio di SIM fraudolento; il codice si può farsi dettaresolo se il servizio non offre altro
App di autenticazioneun'app genera un codice che cambia ogni 30 secondiuna pagina di phishing può chiedere anche il codice e usarlo subitoquasi ovunque, come minimo
Notifica sul telefonosi conferma l'accesso con un toccochi ha la password può inviare notifiche a raffica finché qualcuno confermacon il numero da confrontare sullo schermo
Passkey o chiave di sicurezzail dispositivo firma una sfida del sito con una chiave crittograficava previsto un modo sicuro per recuperare l'accesso se si perde il dispositivoemail, banca, amministrazione di server e domini

Non a caso la guida contro i ransomware delle agenzie statunitensi chiede di attivare un'autenticazione multifattore resistente al phishing per tutti i servizi, a cominciare dalla posta, dagli accessi remoti e dagli account che amministrano i sistemi critici. Perché proprio gli accessi siano la prima difesa contro il ricatto dei dati lo racconto nel capitolo sul backup aziendale e il ransomware.

Quiz

Quale serratura per quale porta?

Scegli una risposta per ogni domanda: la spiegazione compare subito.

  1. L'impronta digitale appartiene a quale tipo di fattore?

    I fattori biometrici, come impronta e volto, sono «qualcosa che sei»; la password è qualcosa che sai, il telefono qualcosa che hai.

  2. Quale secondo fattore resiste anche a una pagina di phishing identica a quella vera?

    La passkey è legata all'indirizzo del sito vero e non risponde a un sito falso; un codice, invece, si può farsi dettare.

  3. Arrivano dieci notifiche di accesso che non hai chiesto. Cosa fai?

    Chi le invia ha già la tua password e spera in un tocco distratto: si rifiuta tutto e si cambia subito la password.

  4. Quale account va protetto per primo con il fattore più forte?

    Dalla casella email si reimpostano quasi tutte le altre password: chi la controlla controlla tutto il resto.

05La passkey: entrare senza password, e senza farsi ingannare

Le passkey sono il modo di accedere che i grandi produttori di sistemi operativi e browser stanno diffondendo al posto delle password, sulla base degli standard dell'alleanza FIDO. Si usano già su molti servizi di posta, banche, negozi online e piattaforme di lavoro, e si sbloccano con l'impronta, il volto o il PIN del dispositivo.

Dietro alla semplicità c'è un meccanismo crittografico elegante, che vale la pena capire perché spiega da dove viene la sicurezza.

CHIAVE PRIVATA resta qui il tuo dispositivo Il sito vero conserva solo la CHIAVE PUBBLICA nomeazienda.it 1. il sito manda una sfida 2. il dispositivo la firma e la rimanda 3. il sito verifica la firma con la chiave pubblica Sito falso nome-azienda.it indirizzo diverso la passkey non risponde CHIAVE PRIVATA resta qui firma la sfida Il sito vero ha la chiave PUBBLICA nomeazienda.it Sito falso nome-azienda.it non riceve risposta La chiave privata non lascia mai il dispositivo, e risponde solo all'indirizzo per cui è nata.
Tavola 10.5 — Una passkey al lavoro. Il sito conosce solo la chiave pubblica, che da sola non serve a niente; il dispositivo firma la sfida con la chiave privata, che non esce mai. E siccome la passkey è legata all'indirizzo del sito, una copia falsa non riceve risposta.
  1. La registrazione. Quando crei una passkey per un sito, il tuo dispositivo genera una coppia di chiavi: una privata, che resta sul dispositivo, e una pubblica, che viene consegnata al sito.
  2. L'accesso. Il sito manda una «sfida», un numero casuale diverso ogni volta. Il dispositivo, dopo che lo hai sbloccato con impronta, volto o PIN, la firma con la chiave privata e la rimanda.
  3. La verifica. Il sito controlla la firma con la chiave pubblica. Se torna, sei tu.

Da qui vengono tre proprietà che una password non avrà mai:

  • non c'è niente da rubare sul sito: se il sito subisce una violazione, chi la compie trova solo chiavi pubbliche, inutili senza quelle private;
  • non c'è niente da riutilizzare: ogni sito ha la sua coppia di chiavi;
  • non c'è niente da farsi carpire: il browser e il sistema operativo legano ogni passkey al sito per cui è stata creata. Su un indirizzo falso, anche identico a occhio, la passkey semplicemente non si propone.

Sincronizzate o legate a un dispositivo

Esistono due famiglie di passkey. Quelle sincronizzate viaggiano fra i tuoi dispositivi attraverso il gestore di password o l'account del sistema operativo, in forma cifrata che il servizio di sincronizzazione non può leggere: se perdi il telefono, le ritrovi sul nuovo. Quelle legate a un dispositivo, come le chiavi di sicurezza USB, non escono mai dall'oggetto fisico: sono la scelta per gli accessi più delicati, come l'amministrazione di un server o del dominio, ma richiedono di avere una seconda chiave di riserva in un posto sicuro.

Da non sbagliare

Il punto debole di qualunque sistema di accesso è il recupero: se per riavere l'account basta un SMS o una domanda di sicurezza, l'attacco passerà da lì. Quando attivi le passkey o le chiavi di sicurezza, configura due metodi di riserva robusti e conserva i codici di recupero in un luogo sicuro, fuori dal computer.

06La mappa degli accessi della tua azienda

Gli strumenti servono a poco senza un quadro d'insieme. Prova a fare un esercizio: prendi un foglio e scrivi tutti i servizi con cui la tua attività lavora online. Banca, posta, PEC, gestionale, sito, dominio, server, social, fornitori, piattaforme di prenotazione. Poi, accanto a ciascuno, chi ha l'accesso, con quale email, e se c'è il secondo fattore. È quasi sempre un foglio sorprendente.

CHI CONTROLLA L'EMAIL PUÒ REIMPOSTARE TUTTO IL RESTO Email la chiave di tutte Banca Dominio e DNS Server Gestionale Social Fornitori «Password dimenticata?» arriva sempre lì. Per questo l'email si protegge per prima, con il fattore più forte. L'EMAIL APRE TUTTO Banca Gestionale Dominio e DNS Social Email la chiave di tutte Server Fornitori «Password dimenticata?» arriva lì: l'email si protegge per prima.
Tavola 10.6 — La mappa degli accessi. Quasi ogni servizio permette di reimpostare la password via email: la casella è la chiave maestra. Dominio, DNS e server sono le altre porte da trattare con il massimo riguardo, perché da lì si controllano sito e posta.

Il piano, in cinque mosse

1

La casella email

Password lunga e unica, secondo fattore forte, codici di recupero al sicuro. Prima di tutto il resto.

2

Il gestore di password

Per tutti, con le cartelle condivise per le credenziali comuni. Il foglio Excel delle password si cancella.

3

Il secondo fattore

Su banca, dominio, server, gestionale e social. Dove c'è, passkey o chiave di sicurezza.

4

Un account a testa

Niente utenze condivise: ognuno il suo accesso, con solo i permessi che gli servono.

5

Entrate e uscite

Quando arriva un collaboratore gli si dà l'accesso; quando va via, si toglie lo stesso giorno.

Il principio del privilegio minimo

Ogni account dovrebbe poter fare solo quello che serve a chi lo usa. Chi prende le prenotazioni non ha bisogno di cambiare i prezzi; chi gestisce il magazzino non ha bisogno di vedere le buste paga. Anche chi amministra i sistemi dovrebbe avere due account: uno normale per il lavoro di tutti i giorni, e uno da amministratore da usare solo quando serve. Così, se un account viene compromesso, il danno resta piccolo.

Vale anche per i fornitori: chi ti ha fatto il sito non dovrebbe avere ancora, dopo anni, la password del pannello del dominio. A chi devono essere intestati dominio, server e account, e chi deve avere le chiavi, lo approfondisco nel capitolo su chi possiede davvero il tuo sito. E per un portale con le aree riservate dei clienti, la sicurezza degli accessi si progetta insieme al resto, come spiego nel capitolo su portali integrati, prenotazioni e PWA.

Le parole del capitolo

Il vocabolario degli accessi

Tocca una carta per girarla.

Mettiti alla prova

Le porte della tua attività sono chiuse?

Chiudere le porte riduce moltissimo il rischio, ma non lo azzera: per il giorno in cui qualcosa va storto servono le copie giuste, come racconto nel capitolo sul backup e la regola del 3-2-1. E se una violazione tocca i dati dei clienti, entrano in gioco gli obblighi del GDPR, che spiego nel capitolo su GDPR e cookie per il sito di una piccola attività.

Domande frequenti

Quanto deve essere lunga una password?

Secondo le linee guida NIST SP 800-63B, almeno 15 caratteri quando la password è l'unico fattore di accesso, almeno 8 quando c'è anche un secondo fattore. Una frase di quattro o cinque parole a caso supera facilmente i 20 caratteri.

Devo cambiare le password ogni tre mesi?

No. Le linee guida più recenti sconsigliano i cambi periodici forzati, perché portano a password prevedibili. La password si cambia quando c'è un segno di compromissione, per esempio se compare in una violazione nota.

Il codice via SMS è sicuro?

È meglio della sola password, ma è il secondo fattore più debole: il numero può essere dirottato con un cambio di SIM fraudolento e il codice può essere carpito da una pagina di phishing. Dove possibile si preferiscono un'app di autenticazione o, meglio, una passkey.

Cos'è una passkey e perché resiste al phishing?

È un accesso basato su una coppia di chiavi crittografiche: la chiave privata resta sul tuo dispositivo, il sito conserva solo quella pubblica. La passkey è legata all'indirizzo del sito per cui è stata creata, quindi su un sito falso non funziona.

Se perdo il telefono, perdo le passkey?

Le passkey sincronizzate si ritrovano sui nuovi dispositivi collegati allo stesso account o gestore di password. Quelle legate a una chiave fisica no: per questo si tiene una seconda chiave di riserva e si conservano i codici di recupero.

Un gestore di password non è un rischio, se tutte le password stanno in un posto?

La cassaforte è cifrata e si apre solo con la password principale, che va protetta con un secondo fattore. Il rischio di riusare la stessa password ovunque è molto più alto di quello di un gestore ben configurato.

Fonti

  1. NIST, SP 800-63B-4, «Authentication and Authenticator Management» (versione definitiva, luglio 2025): lunghezza minima, niente regole di composizione né cambi periodici, controllo contro elenchi di password violate, gestori di password.
  2. CISA, FBI, NSA, MS-ISAC, «#StopRansomware Guide»: autenticazione multifattore resistente al phishing per posta, accessi remoti e sistemi critici.
  3. passkeys.dev, «What are passkeys?»: come funzionano le passkey e la loro sincronizzazione fra dispositivi.
  4. Have I Been Pwned: il servizio gratuito per sapere se un indirizzo email compare in violazioni di dati note.
  5. Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, «CSIRT Italia»: avvisi sulle minacce in corso e segnalazione degli incidenti informatici.

Capitolo aggiornato a ottobre 2026. Le password mostrate nelle tavole sono esempi a scopo illustrativo e non vanno usate; le indicazioni sui metodi di autenticazione seguono le linee guida pubbliche citate.

Ne parliamo?

Se quello che hai letto tocca la tua attività, raccontami da dove parti: ti rispondo io, con un percorso concreto e senza impegno.

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